Paul Valry.
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Opere poetiche.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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LA GIOVANE PARCA.
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A Andr Gide
Da molti anni
avevo abbandonato l'arte dei versi:
provando ad applicarmi di nuovo,
ho fatto questo esercizio
che ti dedico.
1917

Il Cielo ha dato forma a questa quantit di meraviglie
Solo per la dimora di un serpente?
PIERRE CORNEILLE

Chi sta piangendo qui, se non il vento semplice, in quest'ora
Sola, con dei diamanti estremi?... Ma chi piange,
Tanto vicino a me gi sul punto di piangere?

Sopra i miei lineamenti che sogna di sfiorare, questa mano,
Distrattamente docile ad un fine profondo,
Dalla mia debolezza attende che una lacrima si sciolga,
E che dai miei destini lentamente diviso,
Il pi puro, in silenzio, rischiari un cuore infranto.
L'ondata mi sussurra un'ombra di rimprovero,
O richiama quaggi , dentro gole di roccia,
Come cosa delusa bevuta amaramente,
Un fragore di strette e di lamenti...
Che fai tu, scarmigliata, e la mano gelata,
E quale mai stormire di foglia cancellata
Tra voi persiste, isole di questo seno nudo?...
Io sfavillo, legata al cielo sconosciuto...
Brilla l'immenso grappolo a tutta la mia sete di disastri.

Stranieri onnipotenti, inevitabili astri
Che nella lontananza temporale vi degnate far splendere
Un qualcosa di puro e soprannaturale;
Voi che fino alle lacrime nei mortali affondate
Invincibili armi e fulgori sovrani,
E della vostra eternit gli slanci,
Sono sola con voi, trepidante, lasciato
Il letto; e sullo scoglio morso da meraviglia,
Interrogo il mio cuore, che dolore lo sveglia,
Che delitto da me o su me consumato?...
... O se il male mi segue di un sogno ormai richiuso,
Quando (disperso l'oro delle lampade al velluto del soffio)
Con le mie braccia spesse ho cinto le mie tempie
E a lungo della mia anima ho atteso i lampi?
Tutta? Ma mia, padrona tutta delle mie carni,
Indurendo in un brivido quella strana distesa,
E nei dolci legami, al mi sangue sospesa,
Mi vedevo vedermi, sinuosa, ed indoravo
Di sguardo in sguardo le mie profonde foreste.

Vi seguivo un serpente che era riuscito a mordermi.

Nel suo strisciare, quali pieghe di desideri!... Che disordine
Di tesori sfuggenti alla mia avidit,
E quale oscura sete della limpidit!

Oh astuzia!... Nel chiarore del dolore lasciato
Mi sentii conosciuta ancor pi che ferita...
Dove pi infida  l'anima, una punta mi nasce;
Questo veleno, il mio, illuminandomi si riconosce:
E colora una vergine a se stessa abbracciata,
Gelosa... Ma di chi, e da chi minacciata?
E che silenzio parla al mio solo signore?

Nella mia greve piaga, segreta una sorella
Brucia, oh Dei, preferendo s all'altra attenta estrema.

"Va'! Non ho pi bisogno della tua razza ingenua,
Oh Serpente... Mi abbraccio, vertiginoso essere!
Smetti di dedicarmi quel viluppo di nodi
E la tua fedelt che mi fugge e indovina
Basta a ci la mia anima, fregio delle rovine!
Lei sa, sulla mia ombra smarrendo i suoi tormenti,
Mordere, nelle notti, le affascinanti rocce del mio seno;
Vi succhia a lungo il latte delle mie fantasie
Ma lascia venir meno quel braccio di gioielli
Che minaccia d'amore la sorte del mio spirito...
Su me tu non puoi nulla che sia meno crudele,
Meno desiderabile... Allora calma e placa queste onde,
Richiama questi vortici, queste promesse immonde...
La mia sorpresa  breve, gli occhi miei sono aperti.
Non mi aspettavo meno dai miei ricchi deserti
Che un tale parto di furore e treccia:
Di siccit risplendono i loro fondi ardenti
Per quanto mi sospinga lontano ed assetata di vedere
I disperati limiti dei miei inferni pensosi...
Lo so... La mia stanchezza  talvolta un teatro.
Senza essere idolatra, lo spirito non  talmente puro
Che il solitario impeto dagli slanci di fiaccola
Non metta in fuga i muri del suo tetro sepolcro.
Tutto quaggi pu nascere da un'attesa infinita.
L'ombra stessa si arrende a una certa agonia,
Si schiude avara l'anima, si commuove del mostro
Che si torce sul limite d'una porta di fuoco...
Ma per quanto tu paia rapido e capriccioso,
Rettile, oh vive curve percorse da carezze,
Impazienza vicina e pesante languore,
Che sei, presso la notte mia di lunghezza eterna?
Guardavi la mia bella negligenza dormire...
Di tutti i miei pericoli sono la connivente
Pi versatile, oh Tirso, pi perfida di loro.
Fuggi da me! Riprendi il filo viscido del tuo nero ritorno!
Va' a cercare occhi chiusi per le danze massicce,
Svolgi verso altri letti le vesti successive,
Cova sopra altri cuori i germi di quel male,
E che dentro agli anelli del tuo sogno animale
Ansimi fino all'alba l'innocenza ansiosa!...
Io veglio. Prodigiosa e pallida, io esco,
Umida di quei pianti che non ho mai versato,
Da un'assenza che ha tutti i suoi contorni di mortale cullati
Da lei sola... E infrangendo una tomba serena,
Sui gomiti mi appoggio inquieta ma sovrana,
Tanto delle visioni mie tra la notte e l'occhio
I movimenti minimi consultano il mio orgoglio."

Ma tremavo di perdere un dolore divino!
Baciavo sulla mano il morso fine,
E conoscevo solo, di quel mio antico corpo
insensibile, un fuoco che bruciava ai miei bordi:

Addio, pensai, mortale sorella, oh ME, menzogna...

Armoniosa ME, differente da un sogno,
Donna duttile e salda dai silenzi seguiti
Da puri atti!... Limpida fronte, e rapiti in onde,
Tanto lontano che villoso e vago il vento li conclude,
Lunghi fili leggeri che a largo un volo mescola e solleva,
Dite!... Ero io l'eguale e la sposa del giorno,
Sostegno sorridente ed unico d'amore che formavo
Per l'adorata, onnipotente altezza...

Quale fulgore sopra le mie ciglia ciecamente dorata,
Oh mie palpebre oppresse da una notte carica di tesori,
Pregai a tentoni nelle vostre tenebre d'oro!
Porosa a quell'eterno che mi sembrava cingermi,
Mi offrivo nel mio frutto di velluto perch mi divorasse;
Niente mi mormorava che un tale desiderio di morire
Potesse un giorno al sole in questa bionda polpa maturare:
Il mio sapore amaro non mi era affatto giunto.
Io non sacrificavo che la mia spalla nuda
Alla luce; e sul mio seno di miele,
La cui tenera nascita il cielo completava,
Veniva ad assopirsi la figura del mondo.
Poi nel brillante dio, prigioniera vagante,
Mi scuotevo bruciante, calcavo il suolo pieno,
Allacciando e slacciando sotto il velo le mie ombre.
Le mie ombre legando, slegando sotto il velo.
Felice! Ed all'altezza di tanti cespi belli,
Lasciavo alla mia veste obbedire le umbelle
Reclinanti la loro fragile dignit,
E se, di contro al filo di questa libert,
Se la veste si strappa via dal rovo ribelle,
L'arco del brusco corpo si accusa e mi pronuncia,
Nudo nel velo gonfio di viventi colori,
Che la mia razza disputa ai legami lunghissimi dei fiori!

Rimpiango solo in parte quella potenza vana...
Una col desiderio, io ero l'obbedienza
Imminente, legata alle ginocchia lucide;
Rispondeva ogni anelito un moto tanto rapido
Che la mia causa appena pi agile sentivo!
Nuotava la mia bionda argilla verso i sensi luminosi,
e nell'ardente pace dei sogni naturali,
Quegli infiniti passi mi sembravano eterni.
Se non che, oh Splendore, la Nemica ai miei piedi,
La mia ombra! la mobile e flessuosa mia mummia,
Con l'assenza dipinta sfiorava senza sforzo
La terra in cui fuggivo quella leggera morte.
La vedo, tra la rosa e me, che si ripara;
Sulla danzante polvere, scivola ma non irrita
Nessun fogliame, passa, e dovunque si infrange...
Scivola! Barca funebre...

Ed io viva, ed in piedi,
Dura, e del niente mio segretamente armata,
Ma, come dall'amore una guancia infiammata,
La narice congiunta al vento dell'arancio.
Non accordo alla luce pi di uno sguardo estraneo...
Oh! quanto mai pu crescere nella notte curiosa
Del mio cuore diviso la parte misteriosa,
E la mia arte in prove oscure approfondirsi!...
Lontano dai dintorni puri, sto prigioniera,
E dallo svaporare degli aromi abbattuta,
Io sento sotto i raggi fremere la mia statua,
Dai capricci dell'oro il suo marmo percorso.
Ma so quello che vede il mio sguardo scomparso;
L'occhio mio nero  soglia di infernali dimore!
Io penso, abbandonando alla brezza le ore,
Senza che dagli amari arbusti torni l'anima,
Io penso, sul dorato bordo dell'universo,
Al gusto di perire che pervade la Pizia
In cui mugghia la brama che si concluda il mondo.
Rinnovo in me i miei enigmi ed i miei dei,
I miei passi interrotti da appelli verso i cieli,
Le mie soste, che reggono sul piede la fantasticheria,
Che segue a specchio d'ala un uccello che svaria,
Cento volte sul sole gioca insieme col nulla,
E brucia, al buio termine del mio marmo dischiuso.

Oh del suo sguardo preda pericolosamente!

Poich sopra le sue spiagge di seta quest'occhio spirituale
Aveva gi veduto splendere e impallidire troppi giorni
Di cui mi ero predetta i colori ed il corso.
La noia, chiara noia, di riflettere la loro sfumatura,
Mi dava sul mio vivere un funesto vantaggio:
L'alba mi rivelava tutto il giorno nemico.
Io ero mezzo morta, forse mezzo
Immortale, sognando che lo stesso futuro
Non fosse che un diamante per chiudere il diadema
In cui si scambia il freddo di tutte le disgrazie che verranno
Tra tanti altri assoluti fuochi della mia fronte.

Oser dunque il Tempo, dalle mie varie tombe,
Ridestare una sera diletta alle colombe,
Una sera che porti lungo un lembo vagante
Della mia infanzia docile un rossore riflesso,
Bagnando lo smeraldo d'un lungo rosa d'onta?

Ricordo, oh rogo il cui vento d'oro mi affronta.
Sulla maschera soffia la porpora che impregna il mio rifiuto
D'essere io stessa in fiamma un'altra che gi fui...
Vieni, mio sangue, vieni, ad arrossare la circostanza pallida
Che esaltava l'azzurro della santa distanza,
E l'iride insensibile del tempo che adorai!
Vieni e su me consuma quel dono scolorito;
Vieni! che io riconosca e che io odii
Quella ombrosa fanciulla, quel complice silenzio,
Quel turbamento immerso nei boschi, trasparente...
E dal mio seno gelido scaturisca la voce
Che non credevo fosse tanto rauca e velata d'amore...
Cercando il dolce collo la cacciatrice alata.

Tanto prossimo dunque fu il mio cuore ad un cuore che cede?

Fui io che, grandi ciglia, credetti seppellirmi
Nell'oscura dolcezza che alle vostre minacce sorrideva...
Pampini! Erranti in fili tenaci sulla guancia,
Oppure tu... tessuta di ciglia e fluidi fusti,
Dolce chiarore di una sera infranta dalle braccia confuse?

CHE, IN CIELO POSTI, TRACCINO I MIEI OCCHI IL MIO TEMPIO!
E CHE SU ME RIPOSI UN'ARA SENZA EGUALI!

Gridavano la pietra ed il pallore dell'intero mio corpo...
Ormai per me la terra  benda di colore
Che scorre e si rifiuta alla mia fronte bianca di vertigine...
L'universo vacilla e trema sul mio stelo,
La pensosa corona dai miei spiriti sfugge,
La morte vuol fiutare la rosa inestimabile
La cui dolcezza  cara al suo fine di tenebra!

E se il mio odore tenero ti inebria il capo vuoto,
Morte, respira infine questa schiava di re:
Chiamami, sciogli!...E fammi disperare,
Cos stanca di me, effige condannata!
Ascolta... Non attendere... L'anno che sta nascendo
Al mio sangue predice segreti movimenti:
A malincuore il gelo cede i diamanti ultimi...
Domani, ad un sospiro di Bont costellate,
Verr la primavera a infrangere le fonti sigillate:
La primavera splendida ride, viola... Da dove
Venuta? Ma il candore scorre in frasi di tale tenerezza
Che una dolcezza afferra la terra nelle viscere...
Gli alberi rigonfiati, ricoperti di scaglie
Di tante braccia carichi e di troppi orizzonti,
Muovono sopra il sole tonanti i loro velli,
Nell'aria amara salgono con ali
Di mille foglie che essi sentono come nuove...
Non odi dunque fremere tutti quei nomi aerei.
Oh Sorda!... E nello spazio oppresso da legami,
Vibrante di vivace legno flesso alla cima,
Remare verso e contro gli dei l'albero unanime,
La foresta fluttuante di cui gli scabri tronchi
Devotamente portano alle bizzarre fronti,
A partenze strazianti da superbi arcipelaghi,
Tenero un fiume, oh morte, nascosto sotto l'erbe?

Chi potrebbe resistere, mortale, a questi vortici?
Quale mortale?

Io tanto pura, le mie ginocchia
Presentono i terrori di ginocchia indifese...
L'aria mi infrange. Ed un uccello lacera con infantili grida,
Inaudite... Quest'ombra in cui si stringe il cuore,
E rose! il mio sospiro vi innalza vincitore
Di braccia, ahim! dolcissime, che chiudono la cesta...
Oh! in mezzo ai miei capelli pesa con peso d'ape,
Nel tuffo inebriato verso il bacio pi acuto,
Il sorgere squisito del mio ambiguo chiarore...
Luce!... O tu, morte! Ma mi prenda la pi rapida!...
Batte il mio cuore! batte! Brucia il seno e mi porta!
Ah! si gonfi, si gonfi e si tenda, quel duro
Testimone dolcissimo delle reti d'azzurro prigioniero...
Duro in me... eppure dolce alla bocca infinita!...

Miei fantasmi nascenti la cui sete mi  unita,
Mie brame! Volti chiari!... Voi, bei frutti d'amore,
Gli dei mi hanno formato un materno contorno,
Questi bordi sinuosi, queste pieghe ed i calici,
Perch la vita abbracci un'ara di delizie,
Dove, mischiando l'anima strana a eterni ritorni,
Per sempre la semenza, il latte, il sangue scorrano?
No! L'orrore mi illumina, esecrata armonia!
Ogni bacio  presago di una nuova agonia...
Vedo, vedo fluttuare, fuggendo dall'onore delle carni
Degli impotenti mani le miriadi amare...
No, aliti! No, sguardi, dolcezze... convitati,
Folla di me assetata che ti implora di vivere,
No, voi non otterrete da me la vita!... Andate,
Spettri, sospiri invano nella notte esalati,
Raggiungete dei morti il numero impalpabile!
Io non accorder la luce a delle ombre,
Lungi da voi il mio spirito serbo sinistro e chiaro...
No! Voi non otterrete dalle mie labbra il lampo!...
E poi... il mio cuore stesso vi rifiuta la folgore.
Ho piet di noi tutti, oh turbini di polvere!

Sommi dei! Perdo in voi i miei passi sconvolti!

Implorer soltanto i tuoi fiochi chiarori,
A lungo sul mio volto vogliosa di discioglierti,
Cos imminente lacrima, che sei sola a rispondermi.
Lacrima che ai miei sguardi umani fai tremare
Una diversit di funebri sentieri;
Tu procedi dall'anima, gloria del labirinto.
Tu mi porti dal cuore questa goccia costretta,
Distrazione del mio succo prezioso
Che viene ad immolare le ombre mie sui miei occhi,
Tenera libagione del pensiero riposto!
Da una grotta d'angoscia scavata in fondo a me
Il sale misterioso trasuda l'acqua muta.
Da dove nasci? Quale lavoro sempre triste e sempre nuovo,
Lacrima, con ritardo ti trae dall'ombra amara?
Tu sali i miei gradini di mortale e di madre,
E schiudendo la strada, ostinato fardello,
I tuoi indugi, nel tempo che io vivo,
Mi soffocano... Taccio, bevo il tuo corso certo...
Chi ti chiama a soccorrere la mia ferita giovane?

Ma ferite, singhiozzi, prove oscure, perch?
Per chi, gemme crudeli, segnate un corpo freddo,
Che cieco a dita aperte evita la speranza?
Dove va, senza mai rispondere alla sua propria ignoranza,
Nel buio della notte questo corpo stupito dalla fede?
Terra torbida... e all'alga mescolata, sostienimi.
Dolcemente... La mia debolezza di neve
Camminer fin quando non trovi il suo tranello?
Dove arranca, il mio cigno, dove cerca il suo volo?
... Oh durezza preziosa... Sentimento del suolo,
Il mio passo fondava la sacra sicurezza su di te!
Per sotto il mio piede vivente che la tasta e che la crea
E tocca con orrore il suo patto natale,
Questa solida terra giunge al mio piedistallo.
Non lontano, tra i passi, sogno il mio precipizio
L'insensibile scoglio, liscio d'alghe propizio...
A fuggire (in se stesso solo, ineffabilmente),
Inizia... E il vento sembra attraverso un lenzuolo
Ordire una confusa trama d'echi marini,
Mescolanza di remo e di flutto in rovina...
Tanti singulti a lungo, tanti rantoli urtati,
Rotti, ripresi al largo... e le sorti gettate
Cos perdutamente trascinando con s l'oblio vorace...

Ahi! Dei miei piedi nudi chi trover la traccia
Potr smettere a lungo di pensare a s solo?

Terra torbida, e all'alga mescolata, sostienimi!


Misteriosa ME, pure, tu vivi ancora!
Tu stai per riconoscerti mentre sorge l'aurora
Amaramente uguale...
Uno specchio dal mare
Sorge... E sopra il tuo labbro un sorriso di ieri
Pieno di noia annuncia i segni che si vanno cancellando,
Raggela nell'oriente gi le pallide linee
Di luce e pietra, e la prigione colma
Nella quale l'anello dell'unico orizzonte fluttuer...
Guarda: appare un purissimo braccio che si denuda.
Ti rivedo, mio braccio... Sostieni l'alba...
Oh rude
Risveglio di una vittima non consumata... e soglia
Cos tenera... e chiara, accarezzata, affiorare di scoglio,
Da onde basse, e lavata da un attutito flutto!...
L'ombra che mi abbandona, imperitura ostia,
Mi discopre vermiglia a nuovi desideri,
Sul terribile altare di tutti i miei ricordi.

La schiuma l si sforza di rendersi visibile;
E l, tituber sulla barca sensibile
Ad ogni spalla d'onda un pescatore eterno.
Tutto compir dunque il suo atto solenne
Di riapparire sempre casto ed incomparabile,
E di restituire la tomba entusiasta
Allo stato grazioso del riso universale.

Salve! Divinit dalla rosa e dal sale,
E per prime in balia della giovane luce,
Isole!... Presto arnie, quando la prima fiamma
Isole che predico, far alla vostra roccia
Avvertire arrossendo possenti paradisi;
Cime appena impaurite, fecondate da un fuoco,
Boschi che ronzerete di animali e d'idee,
D'inni d'uomini colmi di tutti i doni di un tere giusto,
Isole! Nel fragore di cinture di mare,
Madri vergini sempre, anche con questi segni,
A me siete in ginocchio meravigliose Parche:
Niente eguaglia nell'aria i fiori da voi sparsi,
Ma i vostri piedi quanto sono gelidi nelle profondit!

Tutti i preparativi di quest'anima sotto le tempie calme,
La mia morte, la figlia segreta e gi formata,
Voi, disgusti divini che mi davate slancio,
Casti allontanamenti dai lustri del mio fato,
Non foste voi, fervore, che un'eletta durata?
Nessuna mai pi prossima agli dei avventurata
Os sulla sua fronte dipingere il sospiro rapitore,
Ed implorando il folto della notte perfetta,
Pretendere col labbro al mormorio supremo.
Sostenevo il fulgore della morte pi pura
Come avevo gi un tempo il sole sostenuto...
Il disperato corpo tendeva il torso nudo
In cui l'anima mia, ebbra di s, di gloria e di silenzio,
Preparata a svanire dalla propria memoria,
Ascolta speranzosa battere al muro pio
Il cuore, che si annienta a colpi misteriosi,
Fino a dovere solo alla sua compiacenza
Un fremito di foglia tenue, la mia presenza...

Attesa vana, e vana... Non pu morire lei
Che piangendo allo specchio si vuole intenerire.

Oh non dovevo, folle, fare che si compisse
La mia fine stupenda di scegliere a supplizio
Quel lucido disdegno di ogni sfumatura della sorte?
Troverai forse tu morte pi trasparente
O pi puro pendio dove strisci per perdermi
Che su quel lungo sguardo di vittima dischiusa,
Pallida, rassegnata e sanguinante senza alcun rimpianto?
Che le fa il sangue, che non  pi il suo segreto?
In quale bianca pace la lascia quella porpora,
All'estremo dell'essere, bella di debolezza!
Calma il tempo che viene ad abolirla,
Il momento sovrano non pu pi farla pallida,
Tanto la carne vuota bacia una fonte buia...
Si fa sempre pi sola e pi lontana...
Ed io, col cuore prossimo ad un tale destino,
In mente il mio corteo si cullava al cipresso...
Incontro a un aromatico avvenire di fumo,
Mi sentivo condotta, offerta e consumata,
Tutta, tutta promessa alle nubi felici!
Anzi, mi sembr d'essere l'albero vaporoso
La cui solennit lievemente dispersa
S'abbandona all'amore di tutta la distesa.
Mentre l'essere immenso mi conquista, dal mio cuore divino
L'incenso ardente esala una forma infinita...
Nella mia essenza tremano tutti i corpi radiosi!...

No, no!... Non irritare questa reminiscenza!
Cupo giglio! Allusione tenebrosa dei cieli.
Il tuo vigore non pot spezzare questa preziosa arca...
Tra tutti quanti gli attimi tu toccavi il supremo...
Chi per prevarrebbe sulla potenza stessa,
Avida coi tuoi occhi di contemplare il giorno
Che ha scelto la tua fronte per luminosa torre?

Cerca almeno, domandati, per quale sorda causa
La notte, di tra i morti, ti ha ricondotto al giorno?
Ricrdati di te, e ritira all'istinto
Quel filo (aureo il tuo dito lo disputa al mattino),
Filo, la cui finezza ciecamente seguita
Sino su questa riva riport la tua vita...
Sii sottile... crudele... o pi sottile!... Menti!...
Ma sappi!... E insegna a me con quali incanti,
Pavida ed incapace di fuggire il suo tiepido fumo,
E l'assillo di un seno d'argilla profumata,
Rettile, con che giri su te stesso hai ripreso,
Gli odori di caverna ed i tuoi tristi umori?

Ieri la carne fonda, ieri la carne despota
Mi trad... Senza sogno, oh! senza una carezza!...
N profumi n demoni mi offrirono il pericolo
Di braccia immaginarie morenti intorno ad un collo virile;
E n, dal Cigno-Dio, con piume offeso
Il suo ardente candore sfior mai il mio pensiero...

Eppure avrebbe certo conosciuto il pi tenero nido!
Perch con il favore delle mie membra unite,
Vergine, fui nell'ombra un'offerta adorabile...
Ma il sonno s'invagh di una tale dolcezza,
E annodata a me stessa nel cavo dei capelli,
Mollemente ho perduto il dominio dei nervi.
In mezzo alle mie braccia, mi sono fatta un'altra...
Chi si aliena?... Chi fugge?... Chi si rotola?...
In che curva nascosta il mio cuore si  sciolto?
Che conchiglia ha ridetto il nome che ho perduto?
So forse che riflusso traditore mi ha tolto
Dalla mia prematura e pura estremit,
E mi ha ripreso il senso dei mio vasto sospiro?
Come uccello si posa, mi dovetti assopire.

Ed era forse quella l'ora in cui l'indovina
Interiore si logora e si disinteressa:
Non  pi la medesima... Profonda una fanciulla
Dagli ignoti gradini invano si difende,
Richiama da lontano le mani abbandonate.
Ora bisogna cedere ai voti delle morte incoronate
E prendere per volto un soffio...
Dolcemente,
Eccomi: la mia fronte tocca questo consenso...
Perdno a questo corpo, e assaporo la cenere.
Io mi rimetto intera alla gioia di scendere,
Ai neri testimoni aperta, con le braccia martoriate,
Tra parole infinite, senza me, balbettate...
Dormi, saggezza, dormi. Frmati questa assenza;
Ritorna dentro al germe e alla buia innocenza.
Abbandonati viva ai serpenti, ai tesori.
Dormi sempre! Discendi, dormi sempre! Discendi, dormi, dormi!
(La porta bassa  un anello... in cui passa
La garza... Tutto muore, tutto ride, nella gola che ciarla...
L'uccello beve sopra la tua bocca, e tu non puoi vederlo...
Vieni gi , parla piano... Il nero non  poi talmente nero...)

Lenzuola deliziose, mio tiepido disordine,
Giaciglio in cui mi spando, mi interrogo e mi cedo,
Dove andai ad affogare i battiti del cuore,
Quasi un sepolcro vivo dentro i miei appartamenti,
Che respira, e su cui l'eternit si ascolta,
Luogo pieno di me catturata da voi,
Forma della mia forma, oh concavo calore
Che i miei giri su me ravvisavano il loro,
Ecco che nelle vostre pieghe il mio orgoglio affonda,
Si mescola alla fine con le vilt del sogno!
Dentro le vostre coltri dove liscio imitava morte
L'idolo, suo malgrado, si dispone a dormire,
Stanca donna assoluta, gli occhi pieni di lacrime,
Quando, dei suoi segreti nudi gli antri e gli incanti,
E quel resto d'amore che a s sembrava il corpo
Corruppero la perdita sua, i suoi mortali accordi.

Segretissima arca, eppure tanto prossima
Stanotte la mia foga volle infrangere anche la tua catena;
Non feci che cullare coi lamenti
I tuoi fianchi di luce carichi e di creazioni!
Ah! Quanto freddamente i miei occhi smarriti dall'azzurro
Guardano l perire la stella fine e rara,
E quel giovane sole di tanti miei stupori
Mi sembra illuminare i tormenti di un'ava,
Talmente la sua fiamma rapisce a ogni rimorso l'esistenza,
E compone di aurora una cara sostanza
Che si formava gi sostanza d'un sepolcro!...
Come  bello, sul mare e sui miei piedi!
Tu vieni!... lo sono sempre quella che tu respiri,
Il mio velo svanito fugge verso i tuoi imperi...

... Allora, avr formato, addii vani se vivo,
Solo sogni?... Se vengo, in abiti rapiti,
Sul lido, per fiutare l'alta schiuma senza nessun orrore,
Ed a bere con gli occhi la ridente ed immensa amarezza,
L'essere contro il vento, dove l'aria  pi viva,
Ricevendo sul viso un richiamo del mare;
Se soffia intensa l'anima, e gonfia furibonda
L'onda scoscesa sopra l'onda abbattuta, e l'onda
Tuona al capo, immolando un mostro di candore,
E viene a vomitare dei mari aperti la profondit
Su questa roccia, donde fin verso i miei pensieri
Scaturisce un barbaglio di gelide scintille,
E sulla pelle che l'aspro risveglio morde,
Allora, mio malgrado,  necessario, o Sole,
Che io adori il mio cuore in cui vieni a conoscerti,
Dolce e forte ritorno del piacere di nascere,
Fuoco al quale una vergine di sangue si protende
Sotto le specie d'oro di questo seno grato!
...
.
...
INCANTI.
...
.
...
Deducere carmen.
...
.
...
AURORA.
...
.
...
A Paul Poujaud.
...
.
...
La torba confusione
Che mi serviva da sonno,
Si dissipa con la rosa
Apparenza del sole.
Nell'anima m'inoltro,
Alato di fiducia:
La prima orazione!
Appena fuori dalle sabbie,
Faccio passi mirabili
Nei passi della mia ragione.

Buongiorno! ancora dormienti
Ai vostri sorrisi gemini,
Similitudini amiche
Che tra le parole brillate!
Al baccano delle api
Vi avr a retate,
E sul gradino tremante
Della mia scala dorata,
La mia prudenza svaporata
Gi poggia il piede bianco.
L quale aurora sui dorsi
Che gi fremono, fremono
Gi a gruppi si stirano
Che sembravano dormire:
Brillano, sbadigliano;
E su un pettine di tartaruga
Svolgendo le dita vaghe,
Al sogno ancora vicina,
L'incatena la pigra
Alle promesse della voce.

Come! voi, mal rasserenate!
Cos'avete fatto, stanotte,
Sovrane dell'anima, Idee,
Cortigiane per noia?
Sempre sagge, dicono.
Le nostre presenze immortali
Non hanno mai tradito il tuo tetto!
Non lontane eravamo,
Ma segreti ragni
nelle tenebre di te!

Non sarai di gioia
Ebbro! a vedere dall'ombra usciti
Centomila soli di seta
Sui tuoi enigmi orditi?
Guarda cos'abbiamo fatto:
Sui tuoi abissi abbiamo
Teso i nostri fili primitivi,
E preso la natura nuda
In una tenue trama
Di tremanti preparativi...
La loro tela spirituale,
Spezzo, per cercare
Nella mia foresta sensuale
Gli oracoli del canto.
Essere! Universale orecchio!
Tutta l'anima s'informa
All'estremo del desiderio
Lei si ascolta che trema
E talvolta il mio labbro pare
Il suo fremito afferrare.

Ecco le vigne ombrose,
Le culle dei miei azzardi!
Immagini numerose
Come i miei sguardi
Ogni foglia mi presenta
Una fonte compiacente
Dove bere il flebile rumore
Tutto  polpa, tutto mandorla
Per me, ogni calice mi domanda
Che aspetti per il suo frutto.

Non temo le spine!
Buon risveglio, bench duro!
Queste ideali rapine
Non ti vogliono sicuro:
Non c' a rapire un mondo
Cos profonda ferita
Che non sia al rapitore
Una ferita feconda,
E il sangue l'assicura
Di essere il vero possessore.
Approdo alla trasparenza
Dell'invisibile golfo
Dove la Speranza nuota
Che l'acqua porta in seno.
Fenda il suo collo il tempo vago
E sollevi l'onda che fa
Un collo impareggiabile...
Sotto l'onda unita
Sente la profondit infinita,
E freme dall'alluce.
...
.
...
AL PLATANO.
...
.
...
A Andr Fontainas

T'incurvi, grande Platano, e ti proponi nudo,
Bianco come un giovane Scita,
Ma il candore  preso, e il piede trattenuto
Dalla forza del sito.

Ombra squillante in cui anche l'azzurro
Che ti prende, si placa,
La nera madre inchioda il piede nativo e puro
Cui pesa la creta.

Alla tua fronte viaggiatrice i venti dicono no;
La terra tenera e oscura, o
Platano, mai lascer d'un passo
Meravigliarsi la tua ombra.

Solo avr accesso ai luminosi stadi dove
La linfa l'esalta: puoi
Crescere, candore, ma non rompere i nodi
Dell'eterna stazione.

Intorno a te indovini altri viventi legati
Dall'idra venerabile;
In tanti ti sono pari, dai pini ai pioppi,
Dall'elce all'acero,

Che, dai morti presi, i piedi scarmigliati
Nella confusa cenere,
Sentono fuggirli i fiori, e i loro spermi alati
Il corso leggero scendere.

Il tremulo puro, il crpino, e questo faggio formato
Di quattro ragazze,
Battono e battono a un cielo sempre chiuso,
Coperti invano di rami.

Vivono disuniti, piangono insieme
In una unica assenza,
E le loro membra argentee vanamente si fondono
Alla dolce nascenza.

Quando l'anima lentamente nella sera effusa
Sale verso Afrodite,
La vergine deve in silenzio, nell'ombra, sedersi,
Accesa di una calda onta.

Oh si sente sorprendere, e appartenere, pallida, a
Questo tenero presagio
Che una presente carne volge verso avvenire
Con un giovane volto...

Ma tu, con braccia pi pure delle braccia animali,
Che nell'oro le tuffi,
Tu che formi nel giorno il fantasma dei mali
Che il sonno volta in sogni,

Alta profusione di foglie, scompiglio fiero
Quando l'aspra tramontana
Suona, cima dell'oro, l'azzurro del giovane inverno
Sulle tue arpe, Platano,

Osa gemere!... Devi, o docile carne del bosco,
Torcerti, storcerti,
Dolerti senza romperti, e ai venti rendere la voce
Che cercano in disordine!

Flagllati!... Somiglia all'impaziente martire
Che da s si scortica,
E disputa alla fiamma impotente a partire
I suoi ritorni in torcia!

Affinch l'inno salga agli uccelli venturi,
E il puro dell'anima faccia
Fremere di speranza i frondami di un tronco
Che sogna la fiamma,

Ho scelto te, possente personaggio di un parco,
Ebbro del tuo beccheggio,
Poich il cielo ti esercita, e preme, o grande arco,
A rendergli un linguaggio!

O che amorosamente delle Driadi rivale,
Il poeta unico possa
Blandirti il corpo polito come fa
Del cavallo all'ambiziosa coscia!...

No, dice l'albero. Disse: No! con lo scintillare
Della testa superba,
Che la tempesta tratta universalmente
Come fa con un'erba.
...
.
...
CANTICO DELLE COLONNE.
...
.
...
A Lon-Paul Fargue.

Dolci colonne, con i
Cappelli guarniti di luce,
Ornati di veri uccelli
Che camminano sul giro,

Dolci colonne, o
Orchestra di fusi!
Ognuno immola il suo
Silenzio all'unisono.

Cosa portate cos in alto,
Eguali radiose?
Al desiderio senza neo
Le nostre grazie studiose!

Noi cantiamo mentre
Portiamo i cieli!
O sola e saggia voce
Che canti per gli occhi!

Guarda che inni candidi!
Che sonorit
I nostri elementi limpidi
levano alla luce!

Cos fredde e dorate
Fummo dai nostri letti
Dallo scalpello levate,
Per diventare questi gigli!

Dai nostri letti di cristallo
Fummo svegliate,
Artigli di metallo
Ci hanno modellate.

Per affrontare la luna,
La luna e il sole,
Ci polirono ognuna
Come unghia dell'alluce!

Serve senza ginocchi,
Sorrisi senza figure.
La bella davanti a noi
Si sente le gambe pure.

Devotamente simili,
Naso sotto l'abaco
E i nostri ricchi orecchi
Sordi alla bianca soma,

Un tempio sopra gli occhi
Neri per l'eternit,
Senza gli dei andiamo
Alla divinit!

Antiche giovinezze,
Carne opaca e belle ombre,
Fiere delle finezze
Che nascono dai numeri!

Figlie dei numeri d'oro,
Forti delle leggi del cielo,
Su noi cade e dorme
Un dio color di miele.

Dorme lieto, il Giorno,
Che ogni giorno offriamo
Sulla tavola d'amore
Stesa sopra le fronti.

Incorruttibili sorelle,
Met fuoco, met fresche,
Per ballerini prendemmo
Brezze e foglie secche,

E i secoli a fiumi,
E i popoli passati,
 un profondo allora,
Allora mai abbastanza!

Sotto gli stessi amori
Pi pesanti del mondo
Traversiamo i giorni
Come una pietra l'onda!

Camminiamo nel tempo
E i nostri corpi splendenti
Hanno passi ineffabili
Che battono nelle storie.
...
.
...
L'APE.
...
.
...
A Francis de Miomandre.

Quale, e s fine, e s mortale,
Sia la tua punta, bionda ape,
Io non ho, sul mio tenero cestello,
gettato che un'ombra di ricamo.

Pungi del seno il bel melograno,
Su cui l'Amore sonnecchia o muore,
Affinch un po' di me vermiglia
Venga alla carne tonda e ribelle!

Ho bisogno di un subito tormento:
Un male acuto e ben segnato vale
Meglio d'un supplizio addormentato!

Sia dunque il mio senso illuminato
Da questa infima squilla d'oro
Senza cui l'Amore dorme o muore!
...
.
...
POESIA.
...
.
...
Dallo stupore colta,
Una bocca che beveva
Al seno della Poesia
Ne separa la piuma:

O madre mia intelligenza,
Di cui la dolcezza colava,
Questa negligenza cos'
Che lascia inaridire il suo latte!

Appena sul tuo petto,
Schiacciato da bianchi lacci,
Mi cullava l'onda marina
Del tuo cuore carico di beni;

Appena, nel tuo cielo cupo,
Abbattuto sulla tua bellezza,
Sentivo, a bere l'ombra,
Invadermi una luce!

Dio perso nella sua essenza,
E deliziosamente
Docile alla conoscenza
Della suprema pace,

Toccavo la notte pura,
Non sapevo pi morire,
Perch un fiume ininterrotto
In me pareva fluire...

D, per che timore vano,
Per che ombra di dispetto,
Quella meravigliosa vena
Alle mie labbra si spezz?

O rigore, alla mia anima
Sei un segno che dispiacqui!
Volo di cigno il silenzio
Tra noi non regna pi !

Immortale, la tua palpebra
Mi rifiuta i miei tesori,
E la carne ora  pietra,
Era molle sotto mio corpo!

Dai cieli anche mi divezzi,
Per che ingiusto ritorno?
Senza le mie labbra che sarai?
Senza amore che sar?

Mala Fonte sospesa
Le risponde senza durezza:
Cos forte mi hai morso
Che il cuore si  fermato!
...
.
...
I PASSI.
...
.
...
I tuoi passi, figli del mio silenzio,
Santamente, lentamente posati,
Verso il letto del mio vegliare
Procedono gelidi e muti.

Persona pura, ombra divina,
Come sono dolci, i tuoi passi trattenuti!
Dei!... tutti i doni che indovino
Vengono a me su questi piedi nudi!

Dalle tue labbra protese se
Tu prepari per calmarlo,
All'abitatore dei miei pensieri
Il nutrimento di un bacio, questo

Tenero atto non affrettarlo,
Dolcezza di essere e di non essere,
Perch ho vissuto di aspettarvi,
E il mio cuore era i vostri passi.
...
.
...
LA CINTURA.
...
.
...
Quando il cielo color d'una gota
Lascia gli occhi infine amarlo
E che nel punto dorato di perire
Tra i rosa scherza il tempo,

Innanzi al muto di piacere
Che una tale pittura incatena,
Danza un'Ombra a libera cintura
Che la sera  presso a cogliere.

Cintura vagabonda
Che nel soffio aereo fa
Fremere il supremo legame
Del mio silenzio con il mondo...

Assente, presente... Io sono solo,
E buio, o soave lenzuolo.
...
.
...
LA DORMIENTE.
...
.
...
A Lucien Fabre.

Che segreti nel suo cuore brucia giovane amica,
Anima dalla dolce maschera aspirante un fiore?
Di che vani alimenti il suo nativo tepore fa
Questa fiamma di una donna addormentata?

Sogni, soffio, silenzio, invincibile calma,
Trionfi, oh pace pi potente di un pianto,
Quando del pieno sonno l'onda grave e il largo
Cospirano sul seno di una tale nemica.

Dormiente, cumulo dorato d'ombre e abbandoni,
Il tuo temibile riposo  carico di tali doni,
O cerva con languore lunga presso a un grappolo,

Che malgrado l'anima assente, agl'inferi occupata,
La tua forma al ventre puro che un braccio fluido drappa,
Veglia; la tua forma veglia, e i miei occhi sono aperti.
...
.
...
FRAMMENTI DEL NARCISO.
...
.
...
1.
...
.
...
Cur aliquid vidi?

Brilli finalmente, termine puro della mia corsa!

Stasera, come di un cervo, la fuga verso la fonte
Non finisce senza cadere in mezzo alle canne,
La sete mi abbatte sul ciglio delle acque.
Ma, per dissetare questo amore curioso,
Non turber l'onda misteriosa:
Ninfe! sempre, se m'amate, bisogner dormire!
Un'animula nell'aria tutte vi fa fremere;
Anche, bench debole, alle ombre sfuggita,
La foglia se sperduta sfiori la napea,
Basta a rompere un universo dormiente...
Il vostro sonno importa al mio incantesimo,
Che fino al brivido teme di una piuma che crolla!
Serbatemi lungamente questo volto per sogno
Che un'assenza divina  unica a concepire!
Cielo, sonno di ninfe, non cessate di guardarmi!

Sognate, sognate di me!... Senza di voi, belle fontane,
La mia bellezza, il mio dolore, sarebbero vaghi.
Cercherei invano ci che ho pi di caro,
La sua tenerezza confusa stupirebbe la mia carne,
E i miei tristi sguardi, ignari dei miei incanti,
Ad altri che a me rivolgerebbero le lacrime...
Forse aspettavate un viso senza pianti,
Calme, sempre di foglie e fiori,
E dall'incorruttibile,altitudine visitate,
O Ninfe!... Per docile ai clivi incantati
Verso di voi ad aprirmi invincibili strade,
Soffrite questo bel riflesso dei disordini umani!

Felici corpi fusi, Acque piane profonde!
Io sono solo!... Se gli Dei, echi, le onde
E cos tanti sospiri permettono di esserlo!
Solo!... per chi a s si accosta quando
Si accosta alle rive che questo fogliame benedice...
Dalle cime, l'aria gi cessa il puro saccheggio;
La voce delle fonti muta, e mi parla della sera;
Una grande calma mi ode, dove odo la speranza.
Sento l'erba delle notti crescere nell'ombra santa.
E la luna perfida innalza il suo specchio
Fin nei segreti della fontana spenta...
Fin nei segreti che temo di sapere,
Fin nei recessi dell'amore di s,
Niente pu sfuggire al silenzio della sera...
La notte viene sulla mia carne a sussurrarle che l'amo.
Fresca voce che ai miei voti trema nel consentire;
Appena, nella brezza, sembra mentire,
Tanto il fremito del suo tempio tacito
Cospira allo spazioso silenzio di un tal sito.

O dolcezza di sopravvivere alla forza del giorno,
Quando lei si ritira infine rosa d'amore,
Ancora un po' bruciante, e stanca, ma compita,
E da tanti tesori teneramente prostrata
Da ricordi tali che la sua morte imporporano,
E che la fanno felice nell'oro inginocchiare,
Poi sdraiarsi, fondersi, e perdere la sua vendemmia,
E spegnersi in un sogno in cui la sera si cambia.
Che perdita in s offre un luogo cos calmo!
L'anima, fino a perire, vi si piega per un Dio
E all'onda lo domanda, onda deserta, e degna
Sul suo specchio, del liscio cancellamento d'un cigno...
Onda cui mai bevvero le greggi!
Altri, qui perduti, troverebbero riposo,
E nella scura terra, una tomba chiara che si apre...
Per non  la calma, ahim! che vi scopro! quando
L'opaca delizia dove dorme questa luce
Cede al mio corpo l'orrore del fogliame scostato,
Allora, vincitore dell'ombra, oh corpo tirannico,
Ricacciando alle selve lo spessore panico,
Subito ne rimpiangi l'eterna notte!
Per l'inquieto Narciso, solo noia qui! Tutto
Mi chiama e m'incatena alla carne luminosa
Che mi oppone delle acque la pace vertiginosa!

Di te come deploro il fulgore puro e fatale,
Cos mollemente da me fontana girata,
Cui attinsero i mei occhi in un azzurro mortale,
I neri occhi stessi della loro anima stupita!

Profondit, profondit, sogni che mi vedete,
Come guarderebbero un'altra vita,
Dite, non sono quello che credete,
Il vostro corpo non vi fa gola?
Lasciate, scuri spiriti, l'opera ansiosa
Che si fa nell'anima che veglia;
Non cercate in voi, n di cogliere nei cieli
La sciagura d'essere una meraviglia:
Trovate nella fontana un corpo delizioso...

Prendendo agli sguardi questa preda perfetta,
Del mostro d'amarsi fatene prigione;
Negli erranti fili delle lunghe ciglia di seta
Vi trattenga pensoso quel grazioso fulgore;

Ma di mutarlo d'impero nessuna illusione.
Quel cristallo  la sua dimora vera;
Gli sforzi stessi dell'amore
Non potrebbero dall'onda estrarlo che non sia condannato...

DANNATO.
Dannato?...
Qualcuno ripete Dannato... O beffardo!
Eco lontana  pronta a rendere il suo oracolo!
Col suo riso incantato, la roccia mi spezza il cuore,
E il silenzio, per miracolo,
Cessa!... parla, rinasce, sul volto delle acque...
Dannato?...
Dannato destino!... Voi lo dite, canne,
Dai venti riprendendo il mio gemito vagabondo!
Antri, che mai anima rendete pi profonda,
Voi gonfiate d'ombra una voce che muore...
E voi, frondami, me lo mormorate!... O rumore
Straziante, e docile ai soffi senza figura,
Il tuo oro lieve s'agita, e gioca col presagio...
Tutto di me s'intrica, brute divinit!
I miei segreti negli spazi suonano diffusi,
La rupe ride; piange l'albero; e alla sua voce seducente,
lo non posso fino ai cieli fare che non lamenti
Di appartenere senza forza a eterni incanti!
Ahim! tra le braccia che dalle selve nascono,
Una tenera fiamma d'ora ambigua esiste...
L, da un resto di giorno, si forma un fidanzato,
Nudo, sul pallido posto cui m'attira l'acqua triste,
Delizioso demone desiderabile e gelato!

Eccoti, dolce corpo di luna e di rugiada, o
Forma obbediente ai miei voti opposta! Come
Sono belli, delle mie braccia i doni vasti e vani!
Le mie lente mani, nell'oro adorabile si stancano di
Chiamare il prigioniero che le foglie allacciano;
Splendore dei nomi divini che il cuore getta agli echi!...

Ma la tua bocca com' bella nella muta bestemmia!

O simile!... E per di me pi perfetto,
Effimero immortale, agli occhi cos chiaro,
Pallide membra di perla, e serici capelli,
Oh, appena amati, l'ombra li dovr
Oscurare, e gi la notte dividerci, Narciso, e fra
Noi due insinuare il ferro che taglia un frutto!
Cos'hai?
Il mio gemito anche  funesto?...
Il rumore, mio
Doppio, del soffio che apprendo alle tue labbra, ha
Sulla tua limpida onda fatto correre un fremito!...
Tu tremi!... Eppure queste parole che spiro in ginocchio
Non sono che un'anima esitante tra noi,
Tra fronte purissima e la mia memoria pesante...
Ti sono cos accanto che ti potrei bere,
O volto!... La mia sete  un nudo schiavo...
Fino a questo incantevole tempo io mi ero ignoto,
E io non sapevo amarmi n unirmi!
Ombra nel mio cuore fuggente con rammarico,
Sulla mia fronte vedere tempesta e i fuochi d'un segreto,
Vedere, o meraviglia, vedere! la mia bocca sfumata
Tradire... sull'onda colorare un fiore di pensiero,
E che eventi sfavillare nell'occhio!
Vi trovo un tale tesoro d'impotenza e orgoglio,
Che nessuna vergine fanciulla sfuggita al satiro,
Nessuna! abile in fughe, nelle cadute senza brivido,
Nessuna delle ninfe, nessun'amica, mi attira
Come tu fai sull'onda, inesauribile Io!
...
.
...
2.
...
.
...
Fontana, mia fontana, acqua freddamente presente,
Dolce ai puri animali, agli umani compiacente
Che da s tentati seguono al fondo morte, tutto 
Sogno per te, Sorella tranquilla della Sorte!
Che appena in ricordo volge un presagio,
Simile senza sosta al suo volto fuggente,
E gi dal sonno i cieli ti sono levati!
Ma se pura sei degli esseri veduti,
Onda, su cui gli anni passano come nubi,
Quante cose per devono esserti note,
Astri, rose, stagioni, i corpi e i loro amori!
Chiara, ma cos fonda, una ninfa sempre
Sfiorata, e viva per ogni cosa che l'accosta,
Nutre qualche saggezza al riparo della roccia,
All'ombra della luce dipinta sotto i boschi.
Lei sa per sempre le cose di una volta...
O presenza pensosa, acqua calma che raccogli
tutto un buio tesoro di favole e di foglie,
L'uccello morto, il frutto maturo, lentamente scesi,
E le rare fiamme degli anelli persi.
In te consumi la loro perdita solenne;
Ma, sulla purezza della tua faccia eterna,
L'amore passa e perisce...
Quando il fogliame sparso
Trema, comincia a fuggire, piange da ogni parte,
Vedi del buio amore unirvisi la bufera, l'amante
Duro e ardente cingere la bianca amante,
Vincere l'anima... E sai secondo che dolcezza
La sua mano potente passa per lo spessore
Delle trecce che spande la nuca preziosa,
Vi si riposa, e si sente forte e misteriosa;
Parla alla spalla e regna sulla carne.
Allora gli occhi chiusi all'eterno etere
Vedono solo il sangue che gl'indora le palpebre;
La sua porpora temibile oscura le luci
Di una coppia dai piedi confusi che si mescola, e si mente.
Gemono... La Terra chiama dolcemente
Quei grandi corpi vacillanti, bocca a bocca lottanti,
E che, della vergine sabbia osando battere il letto,
Comporranno d'amore un mostro che si muore...
I loro soffi fanno solo ormai un felice rumore,
L'anima crede di respirare l'anima l vicino,
Ma sai meglio di me, venerabile fontana,
Ch frutti sempre formano quei momenti incantati!
Perch, appena calmi i cuori e appagati
D'un ardente legame in delizie spirato,
Degli amanti separati guardi le malizie,
Vedi spuntare giorni di menzogne orditi,
E nascere mille mali troppo dolcemente concepiti!
Il tempo, onda savia, infedele e la medesima,
Porta presto quei folli che credettero si ami
A ridire alle tue canne sospiri pi profondi!
Verso te, i loro tristi passi seguono i loro ricordi...
Lungo le sponde, prostrati d'ombra e di debolezza,
Abbacinati da un cielo la cui bellezza li piaga
Tanto serba il fulgore dei loro pi bei giorni,
Vanno dei beni perduti a trovare tutte le tombe...
"Questo posto all'ombra era tranquillo e nostro!"
"L'altro amava questo cipresso, si dice il cuore
Dell'altro, "E di qui gustavamo il soffio del mare!"
Ahim! La rosa anche  amara nell'aria...
Meno amari i profumi dei supremi fumi
Che abbandonano al vento le foglie consumate...
Respirano questo vento, camminano senza saperlo,
Calpestano ai piedi il tempo d'un giorno disperato...
O marcia lenta, presta, e simile ai pensieri
Che parlano volta a volta alle teste insensate!
Carezza e delitto esitano tra le mani,
Il cuore, che crede di spezzarsi a ogni svolta di strade,
Lotta, e si tiene la sua speranza stretta.
Per spiriti perduti corrono il labirinto
Dove si smarrisce chi maledice il sole!
La folle solitudine, pari al sonno,
Popola e inganna l'assenza; e il segreto orecchio
Mette dappertutto una voce che non ha eguali.
Niente pu dissipare i loro sogni assoluti;
Il sole non pu nulla contro ci che non  pi !
Ma se trascinano nell'oro gli occhi secchi e funebri,
Sentono dai pianti le loro tenebre difese
Pi care per sempre di tutti i roghi del giorno!
E nel corpo celato tutto d'amore segnato
Che porta amaramente l'anima che fu felice,
Brucia un bacio segreto che la fa furiosa...

Ma io. Narciso amato, sono curioso
Della mia sola essenza;
Ogni altro per me non ha che un cuore misterioso,
Ogni altro  solo assenza.
O mio bene sovrano, caro corpo, io ho solo te!
Il pi bello dei mortali non pu amare che s...
Dolce e dorata, c' un idolo pi sacro,
Di tutta una foresta che si consuma, cinta,
E con stanza nell'azzurro vivo, da tanti uccelli?
C' pi divino dono del favore delle acque,
E di un giorno che muore pi adorabile uso
Che rendere ai miei occhi l'onore del mio viso?
Dunque nasca tra di noi che la luce unisce
Di grazia e silenzio uno scambio infinito!
Ti saluto, figlio dell'anima e dell'onda,
Caro tesoro d'uno specchio che taglia il mondo!
Viene a berci la mia tenerezza, s'inebria di vedere
Un desiderio su me tentare il suo potere!
Oh a ogni mio augurio, come sei simile!
Ma ti fa inviolabile la fragilit,
Sei solo luce, adorabile met
D'un amore troppo prossimo alla debole amicizia!
Ahim! la ninfa ha separato i nostri incanti!
Che posso se non vani allarmi sperare da te?
Come sono dolci i pericoli che potremmo scegliere!
Da s sorprendersi, e prendersi da s, le
Mani fondere, annientare i mali,
A lungo i silenzi dei loro sogni istruire,
La notte stessa in lacrime unire gli occhi chiusi,
E le braccia sugli stessi singhiozzi richiuse
Stringere un solo cuore, d'amore pronto a perire...
Ora lascia il silenzio, osa ora rispondermi,
Crudele e bel Narciso, inaccessibile fanciullo,
Ornato dei miei beni che la ninfa vieta.
...
.
...
3.
...
.
...
Questo corpo cos puro, sa di potermi sedurre?
Pensi d'istruirmi da che profondit
Abitante dell'abisso, ospite cos specioso
Da uno scuro cielo quaggi piombato dai cieli?...
O fresco ornamento della mia triste tendenza
Un sorriso cos vicino, e pieno di confidenza,
E che presta al mio labbro un'ombra di pericolo
Fino a farmi temere un desiderio estraneo!
Che soffio viene all'onda offrendo la tua fredda rosa!...
Io amo... Amo!... E per chi pu amare altra cosa
Che s?...
Te solo, corpo, o mio caro corpo,
Amo, unico oggetto che mi protegga dai morti!
...
Formiamo, tu sul mio labbro, e io, nel mio silenzio,
Una preghiera agli dei.. Mossi da un cos grande amore,
Fermino il giorno nella sua china purpurea!...
Fate, Sovrani felici, Padri di giuste frodi,
Dite che una fiamma di rosa o di smeraldi
Che dai sogni della sera il vostro scettro lev,
Pura, e simile al purissimo spirito,
Attenda, in seno ai cieli, che tu viva e voglia,
Presso di me, amor mio, scegliere un letto di foglie,
Uscire tremante dal fianco della ninfa cuor di ghiaccio,
E senza lasciare i miei occhi, senza cessare di essere me,
Porgere la tua forma fresca, e questa chiara scorza...
Oh! coglierti infine!... Prendere il calmo torso
Pi puro d'una donna e non formato di frutti...
Ma, di una pietra semplice  il tempio ove sono, ove
Vivo... Poich io vivo sui tuoi labbri avari!...
Corpo, o mio caro corpo, tempio che mi separi
Dalla mia divinit, io vorrei placare
La tua bocca... E subito, bacio, spezzerei questo
Poco che ci difende dall'estrema esistenza,
Questa tremante, fragile, e pia distanza fra
Me e l'onda, e la mia anima, e gli dei!...
Addio... Senti fremere mille ondosi addii?
Ecco trasalire il disordine delle ombre!
L'albero cieco verso l'albero dirama buie membra,
E cerca orribilmente l'albero che dispare...
Cos la mia anima si perde nella sua foresta,
Ove la potenza sfugge alle sue forme supreme...
L'anima, l'anima torbi occhi, tocca le tenebre,
Si fa immensa e non incontra nulla...
Tra s e la morte, che sguardo  il suo!

Dei! dell'augusto giorno, il pallido e tenero resto
Dei giorni consumati tocca la sorte funesta;
S'inabissa negli inferni del profondo ricordo!
Ahim! corpo miserabile,  ora di unirsi...
Chinati... Bciati. Trema con tutto il tuo essere!
Il promesso da te a me amore imprendibile
Passa, e in un brivido, spezza Narciso, e fugge.
...
.
...
LA PIZIA.
...
.
...
A Pierre Louis.

Haec effata silet; pallor simul occupat ora.
VIRGILIO, Eneide, Libro quarto.

La Pizia esalando la fiamma
Da narici indurite per l'incenso,
Ansante, ebbra, urla!... l'anima
Orrida, e i fianchi muggenti!
Pallida, profondamente morsa,
E la pupilla sospesa
Al punto pi alto dell'orrore,
Lo sguardo che manca alla sua maschera
Si strappa vivo dalla vasca,
Dal fumo, dal furore!

Sul muro, l'ombra demente
Dove domina un demone maggiore,
Tra l'odorosa tempesta
Prodiga un fantasma nuotatore,
Di cui la trance colossale,
Rompendo le misure della sala,
Se la folle tarda a nitrire,
Mima neri entusiasmi,
Urge gli dei, serra gli spasmi
Di compirsi nell'avvenire!

Questa martire in freddi sudori,
Le sue dita tra s avvinghiate,
Vocifera tra le sgroppate
D'un tripode che strozza un serpente:
Ah! maledetta!... Che mali soffro! Tutta
La mia natura  un abisso!
Ahim! Agli spiriti socchiusa,
Ho perduto il mio mistero!...
Un'intelligenza adultera
Esercita un corpo che ha compreso!

Dono crudele! Padrone immondo, cessa
In fretta, in fretta, o divino fermento,
Di fingere una vana grossezza
In questo ventre puro senza amante!
Fa finire questa orribile scena!
Vedi di tutto il mio corpo l'arco osceno
Tendere a rompersi per dardeggiare,
Come la sua freccia pi infame,
Implacabilmente al cielo l'anima
Che il mio seno non pu pi serbare!

Chi mi parla, nel mio stesso punto?
Quale eco mi risponde: Menti!
Chi m'illumina?... Chi bestemmia?
E chi, con parole schiumanti,
I cui scrosci mi tritano la lingua,
Le fa brandire un'arringa
Spezzando bava e capelli
Che tritura e trama il disordine
D'una bocca che vuol mordersi
E riprendersi le confessioni?
Dio! Il mio unico crimine
 aver vissuto appena!...
Ma se mi prendi per vittima
E sull'altare di un corpo vinto
Pieghi un mostro, ammazza
Quel mostro, e abbattuta la bestia,
Troncato il collo, il capo prodotto
Dai crini che stirano le tempie,
Questa lampada pallidissima
Colga di marmo la notte!

Allora, da questa vagabonda
Morta, errante, e luna per sempre,
Sia l'acqua dei mari colta, e l'onda
Astretta a eterne cime!
Siano gli umani fatti statue,
Cuori inteneriti, anime ammutite,
E ai ghiacci del mio occhio,
Un popolo possa con parole
Indurirsi in un popolo d'idoli
Muto di sciocchezza e orgoglio!

Ma no!... Diventare la vipera
Di cui tutto lo scatto di brividi
Sorprende la carne che dispera
Una moltitudine di pezzi!...
Riprendere una lotta insensata!...
Allora gira il tuo pensiero
Verso la gioia sepolta, e ritorna,
Memoria, a questa magia
Che non traeva energia
Da altri arcani che tuoi!
Caro corpo, forma preferita,
Frescura da cui mai
Fu Afrodite dissetata,
Intatta notte, tenere vette,
E le vostre divisioni indicibili
Di un'argilla in isole sensibili,
Materia dolce della mia sorte,
Che alleanza vivemmo, prima
Che il dono delle spume avesse
Fatto di te questo corpo di morte!

Mia spalla, dove l'oro irride a
Una fontana di nerezza,
Unirti la gota mi piaceva
Fusa nella sua dolcezza!...
O, sollevata alle mie narici,
Aperta alle distanze marine,
Le mani piene di seni viventi,
Entro le braccia dalle belle anse
li mio abisso ha bevuto le immense
Profondit che portano i venti!

Ahim! o rose, ogni lira
Ha in s la modulazione!
Una sera, del mio triste delirio
Apparve la costellazione!
Si cambia in antro il tempio,
E l'uragano dei sogni entra nello
Stesso cielo che fu cos bello!
Bisogna gemere, bisogna attingere
Non so che estasi, e cingere
Con un lembo i miei capelli!
Mi han conosciuta alle azzurre
Stigmate sorte sulla mia povera
Pelle; con aromi mi assopirono
Lanosi e dolci come armenti;
Mi hanno, per vivo amuleto,
Toccato il seno che ansa
Sotto i viperei ornamenti;
Stordita, ebbra d'empireumi,
Mi hanno, al murmure dei neumi,
Reso onori ctoni.

Allora per cosa condannata
Pura, a questi riti odiosi?
Una lercia carcassa d'asino
Per arnia agli dei bastava!
Ma una vergine consacrata,
Una conchiglia nuova e perlata
Alla divinit deve solo
Sacrificio e silenzio,
E quell'intima violenza
Che la verginit si fa!

Perch, Potenza Creatrice,
Autore del mistero animale,
In questa vergine per grembo.
Le meraviglie del male seminare?
Questi i doni che mi accordi?
Credi, quando si spezzano le corde
Che il suono sgorghi pi bello?
Il tuo plettro mi ha percosso sul torso,
Ma gli lasci un'unica forza
Di suonare come una tomba!
Sii clemente, sii senza oracoli!
E con le tue meravigliose mani,
Cambia in carezze i miracoli,
Mitiga i doni sovrumani!
Invano comunichi ai
Nostri deboli steli, uniche
Commozioni del tuo splendore!
L'acqua tranquilla  pi trasparente
Di ogni tempesta parente
Di una confusa profondit!

Non  la luce la divina
Lo spaventoso lampo
Che ci precorre e indovina,
Sogno crudele e chiaro!
Risplende!... C'insegna!...
No!... Che la solitudine s'accende
Nella piaga immensa degli spazi
Dove nessuna pallida architettura,
Ma la straziante rottura
Ci stampa di puri deserti!

Dunque non provate, mani universali,
A trarre dalla mia fronte in tempesta
Qualche suprema scintilla!
I casi fanno giochi uguali!
Passato, avvenire sono fratelli
E nei loro volti contrari
Una unica testa impallidisce
Per non vedere ovunque guardi
Che una stessa persa assenza
Di isole pi belle dell'oblio.
Neri testimoni di tante luci
Pi non cercate... Piangete, occhi!...
O pianti le cui sorgenti prime
Sono troppo profonde nei cieli!...
Mai pi amara domanda!...
Ma la pupilla pi grande
Si deve di buio nutrire!...
Tenendo la nostra razza atterrata,
La distanza disperata
Ci lascia il tempo di morire!

Senti, anima, i fiumi, senti!
Che caverne sono qui?
 il mio sangue?... O i
Nuovi rumori dei flutti senza requie?
Dei miei segreti suonano le aurore!
Tristi bronzi, tempie sonore,
Cosa dite del futuro!
In una roccia picchiate, picchiate,
L'ora pi prossima atterrate....
In me si uniscono due nature!

O incredibilmente salita,
E su paurosi pioli,
Sento nell'albero della vita
La morte scalarmi dai talloni!
Lungo la mia linea freddolosa, il dito
Della filatrice inumidito
Traccia un'atroce volont!
E a singhiozzi cresce la crisi
Fino alla nuca dove si spezza
Una cima di volutt!
Ah! le porte vive fa crollare!
I sigilli vani scricchiolare,
Spesso gregge degli spaventi,
Irto di scintillamenti!
Sorgi dalle stalle funebri
Dove ti nutrivano le mie tenebre
Con la loro favolosa copia!
Salta, di sogni troppo pasciuta,
O orda spinosa e ricciuta,
E vieni a fumare nell'oro, Vello!

Tale, sempre pi tormentata,
Rantola, sragiona e rugge
La profetessa fomentata
Dai soffi dell'oro rubente.
Ma infine il cielo si dichiara!
L'orecchio del pontefice ilare
S'avventura nel futuro:
Una sacra attesa lo piega,
Perch una voce nuova e bianca
Sfugge a quel corpo impuro.

Onore degli Uomini, Sacro LINGUAGGIO,
Discorso profetico e ornato,
Belle catene in cui s'imprende
Il dio nella carne traviato,
Illuminazione, larghezza!
Ecco parlare una Saggezza
E la sua augusta voce suonare
Che si rivela quando suona
Non pi voce di nessuno
Ma di onde e boschi!
...
.
...
IL SILFO.
...
.
...
N visto n conosciuto
Io sono il profumo
Vivente e defunto
Nel vento venuto!

N visto n conosciuto,
Caso o genio?
Appena venuto
Il compito  finito!

N letto n capito?
Agli spiriti migliori
Quanti promessi errori!

N visto n conosciuto,
Il tempo d'un seno nudo
Tra due camicie!
...
.
...
L'INSINUANTE.
...
.
...
O Curve, meandro,
Segreti di chi mente,
C' pi tenera arte
Di questa lentezza?

So dove vado,
Ti ci voglio portare,
Il mio piano malvagio
Non  farti male...

(Pur se sorridente
In piena fierezza,
Tanta libert
La disorienta!)

O Curve, meandro,
Segreti di chi mente,
La parola pi tenera
Voglio far attendere.
...
.
...
LA FALSA MORTA.
...
.
...
Umilmente, teneramente, sulla tomba seducente,
Sull'insensibile monumento,
Che in ombre, in abbandoni, e in amore prodigata,
Ferma la tua grazia affaticata,
lo muoio, muoio su di te, io cado e mi abbatto,
Ma appena abbattuto sul sepolcro basso,
Di cui la chiusa estensione alle ceneri m'invita,
Questa morta apparente, in cui ritorna la vita,
Freme, riapre gli occhi, m'illumina e mi morde,
E mi strappa sempre una nuova morte
Pi preziosa della vita.
...
.
...
ABBOZZO D'UN SERPENTE.
...
.
...
A Henri Ghon.

Nell'albero la brezza culla
La vipera che incarnai;
Un sorriso, dal dente trafitto
E dai suoi appetiti illuminato,
Sul Giardino s'azzarda e ronza,
E il mio triangolo di smeraldo
Cava la lingua biforcuta...
Bestia sono, ma bestia acuta,
Di cui bench vile il veleno
Lascia via la saggia cicuta!

Soave tempo di diporto!
Mortali, tremate! Sono forte
Quando (mai come voglio)
Sbadiglio da smascellarmi!
Il fulgore dell'azzurro acumina
Il basilisco che mi maschera
Di animale semplicit!
A me, razza stordita!
Sono dritta e sgranchita,
Simile alla necessit!

Sole, sole!... Cocente errore!
Sole, che occulti la morte,
Sotto l'azzurro e oro di una tenda dove
Tengono corte i fiori;
Con impenetrabili delizie,
Dei miei complici il pi fiero,
E delle mie trappole la pi alta,
Salvi i cuori dal sapere
Che l'universo non  che un neo
Nella purezza del Non-essere!

Gran sole, che dai la sveglia
All'essere, e di fuochi l'accompagni,
E lo chiudi in un sonno dipinto
Illusoriamente di campagne,
Fautore dei lieti fantasmi
Che rendono agli occhi soggetta
La presenza oscura dell'anima,
Sempre la menzogna mi fu cara
Che sull'assoluto dirami,
O re delle ombre fatto di fiamma!

Versami la bruta caldura,
Dove viene la mia gelida accidia a
Fantasticare di qualche sventura
Secondo la mia intorta natura...
Questo luogo malioso che vide la carne
Cadere e fondersi, come l'adoro!
Il mio furore qui si fa oro;
Lo consiglio e lo ribollo,
Mi ascolto, e nei miei cerchi,
La meditazione mormora...

O Vanit! Causa Prima! Colui
Che regna nei Cieli, con una
Voce che fu la luce
Apr l'universo spazioso. Come
Stanco del suo puro spettacolo,
Dio stesso ha rotto l'ostacolo
Della sua perfetta eternit;
Si fece Colui che dissipa
In conseguenze, il suo Principio,
In stelle, la sua Unit.

Cieli, suo errore! Tempo, sua rovina!
E il baratro animale, aperto!...
Che caduta nell'origine
S'infiamma in luogo del deserto!...
Per, prima parola del suo Verbo,
IO!... Degli astri il pi superbo
Parlti dal folle creatore,
Sono!... Sar!... Illumino
La diminuzione divina
Con tutti i fuochi del Seduttore!

Del mio odio oggetto raggiante,
Tu che amavo perdutamente,
Che hai dovuto della gehenna
Dare l'impero a questo amante,
Mirati nella mia tenebra!
Innanzi alla tua funebre immagine,
Orgoglio del mio buio specchio, fu
Cos profondo il tuo malessere
Che il soffio sulla creta fu
Un soffio di disperazione!
Invano, hai, nel fango,
Facili figli impastato,
Che dei Tuoi atti trionfanti
Tutto il giorno Ti lodassero!
Appena impastati, appena soffiati,
Mastro Serpe gli ha fischiato,
Ai bei figli creati!
Ol! dice, nuovi venuti!
Uomini siete tutti nudi,
O bestie bianche e beate!

A immagine esecrata,
Fatti foste, e vi odio!
Come odio il Nome che crea
Tanti prodigi imperfetti!
Io sono Colui che ritocca,
Modifica il cuore che abbocca,
Con un dito certo e misterioso!...
Noi cambieremo queste molli opere,
E questo evasivo bisciame
In rettili furiosi!

La mia Intelligenza Innumere
Tocca nell'animo degli umani
Una macchina della mia vendetta
Congegnata dalle tue mani!
E la tua Paternit velata,
Anche, nella sua stanza stellata,
Se non accolga che l'incenso,
Per l'eccesso dei miei incanti
Potr con allarmi lontani
Turbarne gli onnipotenti piani!
Vado, vengo, striscio, sprofondo,
Scompaio in un cuore puro!
Un seno cos puro dove fu
Che non vi possa stare un sogno?
Chiunque tu sia, non sono
La compiacenza che spunta
Nell'animo, quando s ami?
Nel fondo del suo favore
Sono l'inimitabile sapore
Che solo in te trovi!

Eva, un tempo, la sorpresi,
Tra i suoi primi pensieri,
Dischiuso il labbro agli spiriti
Che nascevano dalle rose cullate.
Quella perfetta m'apparve,
L'ampio fianco e d'oro percorso
Che non temeva sole n uomo;
Offerta agli sguardi dell'aria,
Ancora stupida l'anima, e come
Interdetta alla soglia della carne.

O massa di beatitudine,
O cos bella, giusto premio
Di ogni sollecitudine
Ai buoni e migliori spiriti!
Perch alle tue labbra siano presi
Gli basta che sospiri!
I pi puri vi si curvano terribili,
I pi duri sono i pi colpiti...
Perfino me, m'intenerisci,
Da cui vengono vampiri!
S! Dal mio posto di frondami,
Rettile con estasi d'uccello,
Intanto che il mio bla-bla
Tesseva d'astuzie la trama,
Io ti bevevo, oh bella sorda!
Calma, chiara, d'incanti greve,
Furtivamente dominavo, l'occhio
Nell'oro acceso del tuo vello,
La nuca enigmatica e piena
Dei segreti del tuo moto!

Ero presente come un odore,
Come l'aroma di un'idea
Di cui non si pu delucidare
L'insidiosa profondit!
E ti inquietavo, candore,
O carne mollemente decisa,
Senza averti intimidita,
A vacillare nello splendore!
Presto, ti avr, ci scommetto,
Gi varia il tuo colore!

(La superba semplicit
Vuole immensi riguardi!
Trasparenza di sguardi,
Stoltezza, orgoglio, felicit,
Fanno guardia alla bella citt!
Per essa creare casi,
E con l'arte pi rara
Sia il cuore puro sollecitato;
Qui sono forte e fine,
A me i mezzi del mio fine!)
Ora, d'un abbagliante bava,
Filiamo i sistemi leggeri
Dove l'oziosa e l'Eva soave
In vaghi pericoli s'impegni!
Sotto un peso di seta
Tremi la pelle della preda
Avvezza al solo azzurro!...
Ma di velo niente di sottile,
O di filo invisibile e sicuro,
Quanto una trama del mio stile!

Lingua, indora! Indorale i
Detti pi dolci che sai!
Allusioni, fiabe, finezze,
Mille silenzi cesellati,
Usa tutto per nuocerle:
Niente che non lusinghi e non l'induca
A perdersi nei miei disegni,
Docile a questi clivi che danno
Nel fondo degli azzurri bacini
I rivi che dai cieli discendono!

O che prosa impareggiabile;
Quanto spirito non ho gettato
Nel dedalo vellutato
Del meraviglioso orecchio!
L, pensavo, nulla di perso;
Tutto giova al cuore sospeso!
Trionfo certo! se la mia parola,
Dell'anima ossessionando il tesoro,
Come un'ape una corolla
Non lascia pi l'orecchio d'oro!
"Niente, le sussurravo, di meno certo
Della parola divina, Eva!
Una scienza viva spacca
L'enormit del frutto maturo!
Non ascoltare l'Essere vecchio e puro
Che maledice il morso breve!
Che se la tua bocca un sogno fa,
Questa sete che pensa alla linfa,
Questa delizia a met futura,
 la struggente eternit, Eva!"

Lei le mie paroline beveva
Edificanti una curiosa opera;
Il suo occhio, a volte, perdeva
Un angelo per tornare ai rametti.
Il pi furbo degli animali quando
Ti deride per essere cos dura,
O perfida e gravida di mali,
 solo una voce nella verzura!
Ma seria Eva era
Che sotto il ramo l'ascoltava!

"Anima, dicevo, soggiorno dolce
Di ogni estasi proibita,
Senti il sinuoso amore
Che ho al Padre tolto?
Essenza del Cielo, io l'ho
A fini pi dolci che miele,
Delicatamente ordinata...
Prova il frutto... Leva il braccio!
Per cogliere ci che desideri
La bella mano ti fu data!"
Che silenzio battuto da un ciglio!
Ma che soffio sotto il seno scuro
Che l'Albero della mia ombra mordeva!
L'altro brillava, come un pistillo!
Sibila, sibila! mi cantava!
E io sentivo fremere il numero,
Lungo la mia frusta sottile,
Delle spire sotto cui brulico:
Dal berillo rotolavano
Della mia cresta, fino al pericolo!

Genio! O lunga impazienza!
Alla fine, ecco i tempi,
Che un passo verso la nuova Scienza
Zampiller da quei piedi nudi!
Il marmo aspira, l'ora s'inarca!
Bionde basi d'ombra e d'ambra
Tremano sull'orlo di muoversi!...
Vacilla, la grande urna,
Donde il consenso fuggir
Dell'apparente taciturna!

Del piacere che proponi,
Caro corpo, cedi, cedi alle lusinghe!
Che la tua sete di metamorfosi
Intorno all'Albero del Trapasso
Generi una catena di pose!
Vieni senza venire! forma passi
Vagamente, come con sopra delle rose...
Danza, caro corpo... Non pensare!
Qui le delizie sono cause
Sufficienti al corso delle cose!...
O follemente come mi offrivo
L'infertile godimento:
Lungo il puro d'una schiena cos fresca
Veder fremere la disubbidienza!...
Gi liberando la sua essenza
Di saggezza e di illusioni,
Tutto l'Albero della Conoscenza
Con fronde di visioni,
Agitava il grande corpo che tuffa
Nel sole, e succhia il sogno!

Albero, grande Albero, Ombra dei Cieli,
Irresistibile Albero degli alberi,
Che nelle debolezze dei marmi,
Insegui succhi deliziosi,
Che nutri tali labirinti
Tu per cui le tenebre strette
Si perderanno nello zaffiro
Dell'eterna mattinata,
Dolce perdita, aroma o zefiro,
O colomba predestinata,

O cantore, o segreto bevitore
Dei pi profondi scrigni,
Culla del rettile sognatore
Che gett Eva in fantasie,
Grande Essere agitato di sapere,
Che sempre, come per meglio vedere,
All'appello della cima ti alzi,
Che nell'oro purissimo promuovi
I bracci duri, i rametti fumosi,
Dall'altra parte, scavando verso l'abisso,
Tu puoi respingere l'infinito
Fatto solo della tua crescita,
E dalla tomba al nido
Sentirti tutta Conoscenza!
Ma questo vecchio amatore di scacchi,
Nell'oro ozioso dei soli secchi,
Sulla tua ramaglia si torce,
Occhi che fanno fremere il tuo tesoro.
Ne cadranno frutti di morte,
Di disperazione e di disordine!

Bel serpente, nell'azzurro cullato,
Io sibilo, con delicatezza,
Offrendo alla gloria di Dio
Il trionfo della mia tristezza...
Mi basta che negli spazi,
L'immensa speranza di frutti amari
Sgomenti i figli del fango...
Questa sete che ti fece gigante,
Fino all'Essere esalta la strana
Onnipotenza del Nulla!
...
.
...
LE MELAGRANE.
...
.
...
Dure melagrane socchiuse
Cedenti all'eccesso dei grani, io
Credo di vedere fronti sovrane
Perle, loro scoperte esplose!

I soli da voi subiti se,
O melagrane spaccate,
Vi han fatto d'orgoglio rose
Crepare le pareti granate.

E se l'oro secco della scorza
All'appello d'una forza
Schianta in gemme di succo rosse,

Questa luminosa rottura
Fa sognare un'anima che ebbi
Della sua segreta architettura.
...
.
...
IL VINO PERDUTO.
...
.
...
Nell'Oceano, un giorno, io ho
(Ma sotto che cieli non so pi )
Gettato, come offerta al nulla,
Tutto un po' di vino prezioso...

Che volle la tua perdita, o liquore?
Obbedivo forse all'indovino?
Forse all'ansia del mio cuore,
Pensando al sangue, versando il vino?

La tua trasparenza solita
Dopo un roseo fumo
Riprese pura uguale il mare...

Perduto il vino, ebbre le onde!...
Ho visto balzare nell'aria amara
Le figure pi profonde.
...
.
...
INTERNO.
...
.
...
Una schiava dai lunghi occhi carichi di molli catene
Cambia l'acqua dei fiori, affonda negli specchi accanto,
Al letto misterioso prodiga le dita pure;
Mette una donna tra questi muri
Che, errando nel mio sogno con decenza,
Passa tra i miei sguardi senza frangere l'assenza,
Come passa il vetro per il sole,
E risparmia il congegno della pura ragione.
...
.
...
IL CIMITERO MARINO.
...
.
...
Quel tetto quieto, dove camminano colombe,
Tra i pini palpita, tra le tombe;
Meriggio il giusto vi compone di fuochi
Il mare, il mare, sempre ricominciato!
O ricompensa dopo pensato
Un lungo sguardo sulla calma degli dei!

Che puro lavoro di fini lampi consuma.
Tanti diamanti d'impercettibile spuma
E che pace pare farsi!
Quando sull'abisso un sole si riposa,
Opere pure d'un'eterna causa.
Il Tempo scintilla e il Sogno  sapere.

Fisso tesoro, tempio semplice di Minerva,
Massa di calma, e visibile riserva,
Acqua palpebrante. Occhio in te serbante
Tanto sonno sotto un velo di fiamma,
O mio silenzio!... Palazzo nell'anima, ma
Culmine d'oro in mille tegole, Tetto!

Tempio del Tempo, in un solo sospiro,
A questo punto puro io salgo e mi conformo,
Cinto dal mio sguardo marino;
E come agli dei la mia offerta suprema,
Lo scintillio sereno semina
Sull'altitudine uno sdegno sovrano.
Come il frutto si fonde in godimento,
Come in delizia volge la sua assenza
In una bocca in cui la forma muore,
Io fiuto qui il mio futuro fumo,
E il cielo canta all'anima consumata
Il volgersi delle rive in rumore.

Bel cielo, vero cielo, guardami, cambio!
Dopo tanto orgoglio, dopo tanta strana
Oziosit, ma piena di potere,
Io mi abbandono al luccicante spazio,
Sulle case dei morti passa la mia ombra
Che mi accosta al suo fragile muovere.

Esposta l'anima alle torce del solstizio,
Io ti sostengo, giustizia mirabile
Della luce con armi senza piet!
Io ti tendo pura al tuo posto primo:
Gurdati!... Per rendere la luce
Suppone d'ombra un'oscura met.

O per me sole, a me, in me
Presso un cuore, alle fonti della poesia,
Tra il vuoto e l'evento puro,
Attendo l'eco della mia grandezza interna,
Amara, buia e sonora cisterna,
Sonante nell'anima un vuoto sempre futuro!

Sai, falsa prigione del fogliame, golfo
Divoratore di queste magre maglie,
Sui miei occhi chiusi, segreti abbacinanti,
Che corpo mi trascina alla sua fine accidiosa,
Che fronte l'attira a questa terra ossosa?
Qui pensa una scintilla ai miei assenti.

Chiuso, sacro, pieno di un fuoco immateriato,
Frammento terrestre offerto alla luce,
Mi piace questo posto dominato da torce,
Composto d'oro, pietra e cupe piante,
Tanto marmo vi  tremante su ombre tante;
Il mare fedele dorme sulle mie tombe!

Cane splendido, scaccia l'idolatra! Quando
Solitario con sorriso di pastore,
Pasco a lungo, montoni misteriosi,
Il bianco gregge delle mie quiete tombe,
Tieni lontane le prudenti colombe,
I sogni vani, gli angeli curiosi!

Qui venuto, il dopo  accidia.
L'insetto netto gratta la secchezza;
Tutto  riarso, svanito, nell'aria ricevuto
Per non so che severa essenza...
La vita  ampia, poich ebbra d'assenza,
E dolce l'amarezza, e lo spirito chiaro.

I morti nascosti stan bene in questa terra
Che li riscalda e ne secca il mistero.
Meriggio lass , Meriggio senza movimento
In s si pensa e a s conviene...
Testa completa e perfetto diadema,
lo sono in te il segreto cambiamento.
Hai solo me per contenere i tuoi timori!
I miei pentimenti, dubbi, rigori
Sono il difetto del tuo gran diamante...
Per nella loro notte greve di marmi,
Un popolo vago alle radici delle piante
Gi ha preso lentamente la tua parte.

Si sono fusi in un'assenza spessa,
L'argilla rossa ha bevuto la bianca specie,
Il dono di vivere  passato nei fiori!
Dove sono dei morti le frasi familiari,
L'arte personale, le anime singolari?
Fila la larva dove si formavano pianti.

I gridi acuti delle ragazze eccitate,
Gli occhi, i denti, le palpebre bagnate,
Il vago seno che scherza col fuoco,
Il sangue che brilla alle labbra che si arrendono,
Gli ultimi doni, le dita che li difendono,
Tutto va sottoterra e torna in gioco!

E tu, anima grande, speri un sogno
Che pi non avr colori di menzogna
Quali fanno agli occhi di carne onda e oro ora?
O canterai quando sarai vaporosa?
Ah! Tutto fugge! Mia presenza porosa,
La santa impazienza anche muore!

Magra immortalit nera e aurata,
Consolatrice orrida laurata,
Che della morte fai un seno materno,
Bella menzogna e pia astuzia!
Chi non conosce, e chi non li rifiuta,
Cranio vuoto e riso eterno!

Padri profondi, teste inabitate,
Che sotto il peso di tante palate,
Siete la terra e confondete i nostri passi,
Il vero roditore, il verme irrefutabile
Non  per voi che dormite sotto la tavola,
Vive di vita, non mi lascia!

Amore, forse, o di me odio? Il suo
Dente segreto  cos vicino a me
Che tutti i nomi gli vanno bene!
Che importa! Vede, vuole, sogna, tocca!
La mia carne gli piace, e anche nel letto
A quel vivo io vivo d'appartenere!

Zenone! Crudele Zenone! Zenone di Elea!
Mi hai trafitto con quella freccia alata
Che vibra, vola, e che non vola!
Il suono mi fa e la freccia mi uccide! Ah!
Il sole... Che ombra di tartaruga per l'anima
Achille immoto a grandi passi!

No, no!... In piedi! Nell'era successiva!
Spezza, corpo, questa forma pensosa!
Bevi, seno, la nascita del vento!
Una freschezza, dal mare esalata,
Mi rende l'anima....O potenza salata!
Corriamo all'onda a riemergerne viventi!
S! Gran mare di deliri dotato,
Pelle di pantera e clamide forata
Da mille e mille idoli del sole,
Idra assoluta, ebbra della tua carne azzurra,
Che ti rimordi la scintillante coda
In un tumulto al silenzio pari,

Il vento si leva!... Si deve tentare! Vivere!
L'aria immensa schiude e richiude il libro,
In polvere l'onda dalla roccia osa, sprizza!
Volate, pagine abbacinate! Onde, rompete!
Rompete quel tetto con acque liete
Che flocchi beccheggiavano quieto!
...
.
...
ODE SEGRETA.
...
.
...
Caduta superba, dolcissimo smorire,
Oblio delle lotte, quale
Piacere, dopo le danze, offrire
Lungo il muschio il corpo liscio!

Mai una luce come
Queste scintille estive
Su una fronte cosparsa di sudore
Aveva la vittoria festeggiato!

Ma dal Crepuscolo toccato.
Questo grande corpo che fece tante cose,
Che danzava, che ruppe Ercole,
Non  pi che una massa di rose!

Dormi, sotto i passi siderali,
Vincitore lentamente disunito,
Perch l'Idra inerente all'eroe
Si  spiegata all'infinito...

O che Toro, che Cane, che Orsa,
Quali oggetti di vittoria enorme,
Quando entra nei tempi senza risorsa
L'anima impone allo spazio informe!

Fine suprema, scintillio
Che, per mostri e dei,
Proclama universalmente i
Grandi atti dei Cieli!
...
.
...
IL REMATORE.
...
.
...
A Andr Lebey.

Curvato contro un grande fiume, i miei remi infinita-
Mente si strappano a malincuore ai dintorni ridenti;
Anima dalle mani pesanti, che i legni riempiono, dovr
Il cielo cedere al rintocco delle lenti correnti.

Duro il cuore, l'occhio distratto dalle bellezze che batto,
Lasciando intorno maturare cerchi d'onda, io
A larghi colpi romper l'illustre mondo
Di foglie e fuoco che canto sottovoce.

Alberi su cui passo, nativo e ampio velluto,
Acqua tinta a frondami, e pace del compito,
Dovrai straziarli, mia barca, una piega imporgli
Che corra della grande calma a abolire la memoria.

Mai, incanti della luce, i tuoi incanti mai hanno
Sofferto tanto di un ribelle che saggia la difesa:
Ma, come i soli mi hanno prelevato dall'infanzia,
Risalgo alla sorgente dove anche un nome cessa.

Invano, l'intera ninfa enorme e continua
Trattiene con braccia pure le mie membra sfibrate;
Romper lentamente mille gelidi legami
E le barbe d'argento della sua potenza nuda.

Questo rumore segreto delle acque, questo fiume stranamente
Mette i miei giorni dorati sotto una serica benda:
Nulla consuma pi ciecamente l'antica gioia
Di un rumore di fuga uguale e con vuoto mutamento.

Sotto i ponti anellati, l'acqua profonda mi porta,
Volte piene di vento, di murmure e di notte,
Corrono su una fronte che schiacciano di noia,
Ma il cui osso orgoglioso  pi duro della loro porta.

La loro notte passa lungamente. L'anima abbassa sotto di loro
I suoi soli sensibili e le sue pronte palpebre,
Quando, nel moto che mi riveste di pietre, affondo
A scorno di tanto azzurro ozioso.
...
.
...
PALMA.
...
.
...
A Jeannie.

Della sua grazia temibile
Appena velando la fiamma,
Un angelo mette sulla tavola
Il pane tenero, il latte piano;
Con la palpebra mi fa
Il segno di una preghiera
Che parla alla mia visione:
Calmo, calmo, resta calmo!
Conosci il peso d'una palma
Portante la sua profusione!

Per quanto si pieghi
All'abbondanza dei beni,
La sua figura  compiuta, i
Frutti pesanti sono i suoi legami.
Guarda come vibra,
E come una lenta fibra
Che taglia il momento,
Fa pendere senza mistero
L'attrattiva della terra
E il peso del firmamento!

Bell'arbitrio mobile
Tra l'ombra e il sole,
Simula di una sibilla
La saggezza e il sonno.
Intorno a uno stesso posto
L'ampia palma non si stanca
Dei richiami e degli addii...
Com' nobile, com' tenera!
Com' degna di attingere
Alla sola mano degli dei!

L'oro lieve che mormora
Suona al semplice dito dell'aria.
E di una serica armatura
Grava l'anima del deserto.
Una voce imperitura
Al vento di sabbia resa
Che la bagna dei suoi grani,
A s serve d'oracolo,
E si lusinga del miracolo
Che si cantano i mali.

Intanto che s'ignora
Tra la sabbia e il cielo,
Ogni giorno che luce ancora
le compone un po' di miele.
Dolcezza misurata
Dalla divina durata
Che i giorni non conta, ma
Che li dissimula
In un succo in cui s'accumula
Tutto l'aroma degli amori.

Talvolta se si dispera,
Se l'adorabile rigore
Malgrado le tue lacrime opera
Solo in ombra di languore,
Non accusare di essere avara
Chi saggia prepara
Tanto oro e autorit:
Per la linfa solenne
Una speranza eterna
Sale alla maturit!

Giorni che ti paiono vuoti
E perduti per l'universo
Hanno radici avide
Che affaticano i deserti.
La sostanza barbuta
Dalle tenebre eletta
Non pu smettere mai,
Fin nelle viscere del mondo,
Di cercare l'acqua profonda
Che le cime domandano.

Pazienza, pazienza,
Pazienza nell'azzurro!
Ogni atomo di silenzio 
La sorte d'un frutto maturo!
Verr una felice sorpresa:
Una colomba, la brezza,
Il dolcissimo schianto,
Una donna che s'appoggia,
Faranno cadere questa pioggia
Su cui ci buttiamo in ginocchio!
Ora un popolo stramazzi,
Palma!... irresistibilmente!
Nella polvere si voltoli
Sopra i frutti del firmamento!
Ore non perdute se
Dimori cos leggera
Dopo i begli abbandoni;
Simile a chi pensa e
La cui anima si prodiga
A accrescersi dei suoi doni!
...
.
...
POESIE VARIE DI OGNI EPOCA.
...
.
...
INSINUANTE 2.
...
.
...
Pazzo e maligno
Come un'ape
Il mio labbro bacia
L'ardente orecchio.

Amo il tuo fragile
Sbalordimento
Cui solo mescolo
Un nulla d'amante.

O sorpresa...
Il tuo sangue ronza.
Sono io che d
Vita alla brezza...

Nei tuoi capelli
Tenera e perfida
L'anima assedia
Ci che voglio.
...
.
...
ORA.
...
.
...
L'ORA viene a sorridermi e si fa sirena:
Tutto si schiara d'un giorno mai veduto:
Danzerai a lungo, Raggio, sul sagrato
Dell'anima cupa e suprema?

Ecco l'ORA, la sete, la fonte e la sirena.

Per te, ORA che m'appaghi, brucia il passato;
Infine, splendore del solo, o beni che ho predato,
lo amo ci che sono: la mia solitudine  regina!
Demoni segretissimi, liberamente assoggettati
Compiono nell'oro dell'aria dove sto
Una saggezza pura con lucidi consigli:
La mia presenza  serena.

Ecco l'ORA, la sete, la fonte e la sirena,

Danzerai a lungo, raggio, sul sagrato
Della sera, dinanzi al negro occhio della mia notte suprema?
...
.
...
L'UCCELLO CRUDELE.
...
.
...
L'uccello crudele tutta notte mi tenne
Nel punto acuto della delizia d'intendere
La sua voce che invia un cos tenero furore
Al cielo bruciante d'astri fino al mattino.

Tu trafiggi l'anima e fissi il destino
Con tale sguardo che non si pu riprendere;
Tutto quanto fu in cenere lo muti,
O voce troppo alta, estasi dell'istinto...

L'alba nell'ombra abbozza il volto
D'un giorno bellissimo gi nulla per me:
Un giorno di pi  solo un vano paesaggio,

Senza il tuo volto un giorno cos'?
No!... Verso la notte l'anima ripiegata
Rifiuta l'alba e la giovane giornata.
...
.
...
ALL'AURORA.
...
.
...
All'Aurora, prima del caldo,
La tenerezza del colore
Sul mondo appena sparso,
Stupisce e offende il dolore.

O notte, che ho intera sofferto,
Sopporta il sorriso dei cieli
E l'immenso fiore offerto
Sulla fronte di un giorno grazioso.

Grande offerta di tante rose,
Il male ti pu portare
E veder rosseggianti le cose
Alle loro promesse tornare?

Tanti sogni ho visto fingersi
Sulle mie tenebre senza sonno
Che fra le menzogne metto
Anche la forza del sole,

E che dubito se accogliere
Con disgusto, con voglia,
Il giorno giovanissimo sulla foglia
Di cui l'oro vergine si pu cogliere.
...
.
...
EQUINOZIO.
...
.
...
ELEGIA.
...
.
...

To look...

Io cambio... Chi mi fugge?... Ferme foglie gravano
L'albero che vedo... Le sue braccia spesse
Sono stanche di cullare le mie sibille: il mio silenzio
Ha perduto le sue voci.

Anima, se il suo inno era una fontana
Con tutte le sue acque cantante, 
Ora un'acqua profonda dove la pietra lontana
Indica la tomba degli uccelli,

Nel letto semplice d'una sabbia fine come la cenere
Dormono i passi che ho perduto, e
Io mi sento sotto le ombre vivo scendere per le
Loro vestigia confuse.

Perdo distintamente Psiche la sonnambula
Nei veli troppo puri dell'acqua
Di cui calma e tempo si turbano per una
Bolla che della tomba si spoglia.

A s, forse, parla e perdona,
Ma cedendo ai propri occhi chiusi,
Fedele mi fugge, e, tenera, m'abbandona
Ai miei destini inanimati.
AI cuore lascia la sua perdita inesplicata,
E questo cuore che batte senza speranza
Disputa a Persefone Euridice morsa
Al puro seno dal serpente nero...

Torvo e morente testimone dei nostri teneri annali,
O sole, come il nostro amore,
L'invincibile dolcezza delle plaghe infernali
Ti chiama alle rive senza ritorno.

Autunno, trasparenza! o solitudine accresciuta
Di tristezza e di libert! Com'
Scomparsa, ogni cosa m' chiara; ci che pi non 
Luce si fa.

Mentre m'affiggo al mio sguardo di pietra
Nel fisso e duro "Perch?",
Un fosco fremito, l'ombra d'una palpebra
Palpita tra me e me...

O d'assenza spontanea che eternit
D'un colpo s' abbreviata?...
Una foglia che cade ha tagliato l'anno
Col suo evento leggero.

Verso me, resti ardenti, foglie deboli e secche,
Volgete il fragile rumore,
E tu, pallido Sole, con le ultime frecce, trafiggimi
Il tempo che muore...

S, mi sveglio infine, toccato da un vento d'autunno
Che solleva un volo rosso e triste;
Tanta porpora panica con trombe d'oro mi stupisce
E io fremo e io esisto!
...
.
...
PER IL VOSTRO FAGGIO "SUPREMO".
...
.
...
A M.A.G.

Nobilissimo Faggio, per tutta l'estate,
Che trattenesti lo splendore schiavo,
Eccoti il supplizio apprestato
Da un cielo algidamente soave.

Cento volte dai corvi richiamato,
L'inverno ti flagella e scortica;
Al vento che dalle tombe soffia
Le fiamme cadono della tua torcia!

Fronte, che celava l'infinito,
 ora solo una chiara vedetta,
Cui anche il nido pesa
Dove l'occhio perduto s'immetta!

Per tutto l'inverno, lo sguardo ozioso,
Tradito dal vetro gibboso,
Sul ciuffo dove le uova furono
Compone un sogno senza sbocco!

Ma o Tristezza di stagione,
Che in te ti logori,
Non puoi che nel Faggio
Supremo disperi la mia ragione!

Tanta Grazia e Venust!
Pu essere che muoia, Francia,
Dove il minimo nido restato
Una fiera dimora bilancia?

Mille uccelli canteranno pi di un
Ricordo d'atroce beccheggio,
Quando rinverdir per Verdun
Salvo! il nostro illustre Linguaggio!
...
.
...
LA CAREZZA.
...
.
...
Le mie calde mani, bagnale
Nelle tue... Nulla calma
Come d'amore ondulati
I passaggi d'una palma.

Per quanto mi siano familiari,
I tuoi anelli con lunghe pietre
Si fondono nel brivido
Che le palpebre fa serrare

E il male si allarga, si allarga,
Come una lastra  polita,
Una carezza lo estende
Fino alla melanconia.
...
.
...
CANZONE IN DISPARTE.
...
.
...

Cosa fai? Di tutto.
Cosa vali? Non so,
Presagi, prove,
Potenza e disgusto...
Cosa vali? Non so...
Cosa vuoi? Nulla, ma tutto.

Cosa sai? La noia.
Cosa puoi? Pensare.
Pensare per mutare
Ogni giorno in notte.
Cosa sai? Pensare
Per mutare di noia.

Cosa vuoi? Il mio bene.
Cosa devi? Sapere,
Prevedere e potere
Che a nulla non serve.
Cosa temi? Volere.
Chi sei? Ma nulla!

Dove vai? A morte.
A farci che? Finire,
Non pi ritornare
Alla porca sorte.
Dove vai? Finire.
Far cosa? Il morto.
...
.
...
IL FILOSOFO E LA GIOVANE PARCA.
...
.
...

La Giovane Parca, un giorno, il suo Filosofo trov:

"Ah, di che stoffa, disse,
Sapr dunque il mio essere fatto...
A pi d'uno faccio l'effetto
D'una persona oscurissima;
Ogni mortale che non cura
Di pensare o approfondire,
AI mio solo nome fa presto a trasalire.
Quando non piet, eccito la collera,
E fra gli spiriti migliori,
Se qualcuno c' che mi tollera,
Il resto pensa che s' sbagliato.
Dice questa gente che una musa non deve produrre
Pi pene di una rosa!
Chi la respira solo piacere prova.
Per sono gli amori pi preziosi
Quelli che un lungo travaglio di desiderio e anima
Porta ai loro fini deliziosi.
Non basta ai cuori profondi
Uno sguardo, un bacio raggiunto,
Per volare nell'occhio d'una breve avventura...
No!... L'oggetto veramente caro s'orna dei vostri tormenti,
I vostri occhi in pianto vi scorgono diamanti,
L'amara notte ne fa una tenerissima pittura.
Per questo mi serbo e i miei segreti ammalianti.
Vuole il mio cuore che io sia forzata, e vi rifiuta. Amanti
Che respingono i nodi della mia bella cintura.
L'ha prescritto mio Padre: sono di chi mi forza.
Le mie tenebre mi fanno padrona della sorte,
E al felice piccolo numero solo lasciano
Questo innocente IO che la sua ombra fa fremere
Intanto che Amore gli scuote i ginocchi.
S, d'un gran desiderio fui l'opera ansiosa
Per non in me pi misteriosa
Del pi semplice tra di voi
Mortali, voi siete carne, ricordanza, presagio;
Foste; sarete; questo solo portate:
Siete tutto; nulla siete,
Supporti del mondo e canne che l'aria spezza,
VIVETE... Oh sorpresa!...
Un mistero  tutto ci che avete,
E questo in voi arcano si stupirebbe del mio?
Cosa sareste, se non un mistero?
Un po' di sogno sulla terra,
Un po' d'amore, fame, sete, che fanno passi
Di cui nessuno fugge i trapassi,
E dividereste il destino puro delle bestie
Se gli Dei non vi avessero messo, come una molla potente,
Nel pi intimo delle teste,
Il gran dono di non capir niente della propria sorte.
'Chi sono?' dice al giorno il vivente che si sveglia
E lo rialza il sole.
'Dove vado!' fa lo spirito che immola il sonno,
Quando la notte lo raccoglie nella propria meraviglia.
Il pi sveglio  punto dall'ape,
Nell'anima dell'ultimo degli uomini un serpente si rimorde;
Anche uno scemo la morte se lo orna di enigmi
Che l'agghinda e drappa come una grave persona,
Ghiacciato in un segreto che schiavo ne dimora.
AH!... Che se tutto fosse chiaro, vi parrebbe vano!
...
La vostra noia popolerebbe un universo senz'ombra
Con un'impassibile vita di anime senza lievito.
Ma un'inquietudine  un dono divino.
La speranza che negli occhi vi brilla su una cupa soglia
Non riposa sopra un mondo sicuro;
Di tutte le vostre grandezze il principio  oscuro.
I pi profondi umani, incompresi di s,
Da una certa notte traggono beni supremi
E i purissimi oggetti dei loro nobili amori.
Un tesoro tenebroso squarcia i vostri giorni:
Un silenzio  la fonte strana delle poesie.
Per in voi conoscete il fondo del mio parlare:
Da voi ho preso l'ombra che vi prova.
Chi in s si perde subito mi ritrova.
Nell'oscuro della vita dove lo sguardo si perde,
il tempo lavora, la morte cova,
Una Parca in disparte vi pensa.
Sono IO... Provate a amare questa giovane ribelle:
'Io sono nera, ma sono bella'
Come canta l'Amante, nel Cantico del Re,
E se ispiro sgomento,
Poema che sono, a chi seguirmi non sa,
Chiudere il libro subito non si potr?
..
 cos che ci si libera da quei
Cos chiari scritti, che solo s vi si trova."
...
.
...
PARABOLE PER ACCOMPAGNARE DODICI ACQUARELLI DI L. ALBERT-LASARD.
...
.
...
Improvvisamente un litigio nella voliera
culmina in gridi striduli. Essi si rizzano
stupiti e ad uno ad uno vanno nell'immaginario...
R.M. RILKE, I fenicotteri
(Jardin des Plantes)

Io sapevo come fossi in Lui che non era n Angelo n Bestia;
Lo conobbi attraverso una sofferenza senza pari,
Senza pari, senza immagine,
E senza luogo nel Corpo;

Una sofferenza meravigliosa, incomparabile,
Analoga al Sole unico e insopportabile
Il cui atroce dolore illumina il Mondo...
O dolore del Sole ch'Essi chiamano gioia e splendore,
La tua luce  un grido acuto, e il tuo supplizio
Brucia i nostri occhi!...
.
...
.
...

L'uomo non  n angelo n bestia. BLAISE PASCAL.
...
.
...
Quando ancora esistevano soltanto l'Angelo e l'Animale in questo Giardino,
E DIO ovunque sensibile;
Nell'aria tutto ci che vola;
Sulla terra tutto ci che si muove,
E nel silenzioso abisso tutto ci che fugge e freme;

E quando Dio, e le Cose, e gli Angeli e gli Animali
E la Luce che  l'Arcangelo
Erano tutto quanto esisteva,
FU L'ERA DELLA PUREZZA.

Puro era il Leone, e la Formica,
Puro il Toro e pura la Serpe;
Puro il Drago, e pure le Virt
E i Troni e le altissime Gerarchie;

Pura la terra e pura la Luce
Puri erano tutti,
Poich ciascuno era ci che era
E faceva senza errore e a meraviglia
Ci che era stato creato per fare:

Ciascuno il frutto di un Pensiero di vita
Esattamente cambiato in lui,
Senza resto.

ED IO, io conoscevo tutto questo
Con una chiarezza estrema e straordinaria;
E tuttavia quasi in disparte, e separato
Dalla mia parola interiore.

Ora, essendo io questa mirabile distrazione,
Non pu qualcuno, e in una stanza parte di me stesso,
Mentre gli occhi del mio spirito riflettevano senza purezza,
Subivano, come lo specchio di un'acqua calma,
L'ordine e lo splendore di ogni cosa senza imperfezione,
Senza nessuna idea,

Ecco: tra le foglie apparve una Figura.
Una Figura venne alla luce,
Nella luce,
Ed Egli guardava da ogni parte,

E non era "N Angelo n Bestia".

LO SPECCHIO della mia presenza semplice si corrug
Come la calma di un'acqua calma
S'increspa sotto il percorso di una forma, o come
Quando dalla massima profondit e dalle ombre dell'altezza
La sfiora senza emergere
Un essere mai visto prima.

Sullo specchio di eterna durata
Della mia estasi
Avvenne un fremito:
Una specie di domanda sulla fronte del tempo puro corse
Facendo rotolare come una foglia la bella immagine del mondo;
E qualche forza, come un suono,
Come una mano inattesa,
Improvvisamente mi prese al cuore.

UOMO fu questo evento:
Tale  il nome che ti do.

IO SAPEVO come fossi in LUI che non era n ANGELO n BESTIA;
Lo conobbi attraverso una sofferenza senza pari,
Senza pari, senza immagine,
E senza luogo nel corpo;

Una sofferenza meravigliosa, incomparabile,
Analoga al Sole unico e insopportabile
Il cui attroce dolore illumina il mondo.

O dolore del Sole, ch'essi chiamano gioia e splendore,
La tua luce  un grido acuto, e il tuo supplizio
Brucia i nostri occhi...

EGLI PROVAVA, e c'era, e io sentivo
Una presenza di sofferenza separata
Del tutto preclusa alle Esistenze Pure,
E n l'ANGELO n l'ANIMALE possono nutrirla.

Poich l'ANGELO  l'ANGELO, e l'ANIMALE  ANIMALE,
E non c' niente dell'uno nell'altro
E niente tra loro.
Ma COSTUI non era n l'uno n l'altro:
Lo sapevo di una scienza immediata e certissima:
Una scienza di sofferenza, una sofferenza di scienza
tra le quali
li silenzio dell'UOMO e il mio
Mutavano anima ogni momento...

ANGELO, diceva in me Colui di cui possedevo cos bene la presenza

ANGELI, diceva loro,
Eterne meraviglie dell'amore e della luce,
Atti puri
O attingibili soltanto attraverso il desiderio
La speranza, l'orgoglio, l'amore
E tutto ci che 
Presenza d'assenza,
Nondimeno Voi siete per me misteri che brillate
Un po' al di sopra del pi alto grado di me stesso...

MA TU, Animale,
Pi ti guardo, ANIMALE, pi divengo UOMO
In Ispirito.
E tu ti rendi sempre pi strano
Poich lo Spirito non concepisce che lo Spirito.

HO UN BEL cercarti attraverso lo Spirito,
Ho un bel farti la posta in Ispirito,
Offrirti i presenti dello Spirito:
ORIGINI, PROGETTO? LOGICA O CAUSA?
(O persino qualche CASO, con tutto il TEMPO che ci vorr,)
O VITA,
Pi ti penso, VITA,
Meno tu ti rendi al pensiero...

MORIRE non meno che nascere
Sfugge al pensiero;
Amore e morte non sono affatto per lo spirito;
Mangiare lo sconvolge e dormire lo fa vergognare.
Il mio volto mi  estraneo
E la contemplazione delle mie mani m'interroga;
L'energia delle loro forze, il numero delle loro dita
Restano senza risposta.
Nessuno indovinerebbe col pensiero
Il numero delle sue membra, la forma del suo corpo.
Ma  con questo che posso conoscere
Altre cose diverse da me.

L'ANIMALE felice  completamente felice:
 felicit senza ombre.
Non sa, non pu mescolare felicit e infelicit,
Felicit e infelicit.
Non pu aggiungere il tempo al tempo; n il sogno alla veglia.
Cos sensibile al minimo frusco
Della foglia dell'albero,
Gode dell'istante, sfrutta il dono
Ed  puro, con ci:

N RIMPIANTI, n rimorsi, n sospetti, n pensieri,
Ci che non  non :
Ci che sar non ; ci che potrebbe essere non ;
Ci che fu, ci che sarebbe potuto essere
Non sono...
Nessun disordine in lui: n ripensamenti, n propositi
Gli rendono l'istante meno presente del resto.
Ed  puro, con ci.

MA NOI!
...
.
...
LODI DELL'ACQUA.
...
.
...
Pi d'uno cant il VINO.

Innumerevoli sono i poeti che hanno elevato fino al lirismo la loro
ebbrezza e teso verso gli dei la coppa di VINO forte che la loro
anima attendeva.

Il VINO molto pregiato merita queste lodi. Ma quale ingratitudine
e quale grande errore in coloro che bestemmiarono l'ACQUA!

Divina lucidit, Roccia trasparente, meraviglioso Agente della
vita, ACQUA universale, volentieri ti offrirei l'omaggio d'infinite
litanie.
Canter l'ACQUA tranquilla, lusso supremo dei luoghi, in cui
estende coltri di calma assoluta, sulla cui pura superficie ogni cosa
contemplata sembra pi perfetta di se stessa. L, tutta la natura
diventa Narciso, e si ama...

L'ACQUA MOBILE che, con dolcezza e violenza, con stillicidi e
con usura prodigiosamente lenta, con il suo peso come con correnti
e vortici sfrenati, con nebbie e piogge, con ruscelli, cascate e
cateratte scava la roccia, leviga il granito, logora il marmo, arrotonda
il ciottolo all'infinito, culla e dispone in molli strascichi e in dolci
spiagge tutta la sabbia che ha creato. Essa lavora e varia, scolpisce
e orna la configurazione rozza e cupa della dura terra.

L'ACQUA MULTIFORME abita le nubi e riempie gli abissi; in
forma di neve si posa sulle cime esposte al sole, donde pura essa
scorre; e seguendo percorsi a lei noti, cieca e sicura della sua strana
certezza, invincibilmente discende verso il mare, la sua massa pi
grande.

Talvolta, visibile e chiara, rapida o lenta, fugge con un mormorio
di mistero che a un tratto si muta in un brontolio di torrente vorticoso
per sciogliersi nel tuono esterno di cascate poderose e abbaglianti,
portatrici d'arcobaleni nel loro vapore.

Ma in breve essa sfugge e avanza sottoterra, segreta e
penetrante.
Scruta le masse minerali in cui s'insinua e si apre i varchi pi
bizzarri.
Si cerca nella notte dura, si raggiunge unendosi a se stessa; fora,
trasuda, scava, sgretola, sfalda, agisce senza perdersi nel labirinto
che crea; poi, si placa in laghi sepolti che nutre di lunghe lacrime
le quali si rapprendono in colonne d'alabastro, cattedrali tenebrose
da cui si diramano fiumi infernali popolati da pesci ciechi e di
molluschi pi antichi del diluvio.

Quante cose l'ACQUA ha conosciuto in queste strane
avventure!... Ma il suo modo di conoscere  singolare. La sua
sostanza diviene memoria: essa prende e assimila a s qualche
traccia di tutto quanto ha sfiorato, bagnato, avvolto: dal calcare che
ha scavato, dagli anfratti che ha lavato, dalle ricche sabbie che
l'hanno filtrata. Bench fuoriesca all'aperto,  carica delle forze
primitive delle rocce che attraversa. Trascina con s frammenti
d'atomi, elementi di energia pura, di gas sotterranei, e talvolta
l'intimo calore della terra.

Infine sgorga, imbevuta dei tesori della sua corsa, offerta ai
bisogni della Vita.
Come non venerare questo elemento essenziale di ogni VITA?
Ben in pochi tuttavia comprendono che la VITA non  altro che
ACQUA organizzata.

Osservate una pianta, ammirate un grande albero, e immaginate
che non  altro che un fiume eretto diramatosi nell'aria del cielo.
Attraverso l'ALBERO l'ACQUA avanza verso la luce. L'ACQUA si
costruisce con alcuni sali della terra una forma amorosa del giorno.
Tende ed estende verso l'universo braccia fluide e potenti dalle mani
leggere.

Dove esiste l'ACQUA, l'uomo ha la sua dimora. Che cosa  pi
necessario di una freschissima ninfa? La ninfa e la sorgente
segnano il punto sacro in cui la Vita si pone e si guarda intorno.

A questo punto si sapr che esiste un'ebbrezza dell'ACQUA!
Bere!... Bere...  ben noto che solo l'acqua pura placa la vera sete.
V' un che d'autentico nell'accordo del vero desiderio dell'organismo
e del liquido originario. Essere alterato significa divenire altro:
corrompersi. Bisogna dunque dissetarsi, ridivenire, fare ricorso a
quel che esige tutto ci che vive.

Lo stesso linguaggio  pieno di lodi dell'ACQUA. Affermiamo di
avere SETE DI VERIT. Parliamo della TRASPARENZA di un
discorso. Spendiamo talvolta un FIUME di parole...

Il tempo stesso ha attinto al corso dell'ACQUA pura la figura che
ce lo descrive.

Adoro l'ACQUA.
...
.
...
L'ANGELO.
...
.
...
Una sorta d'angelo era seduto sul bordo di una fontana. Vi si
specchiava, e si vedeva Uomo, e in lacrime, e si meravigliava
enormemente di apparire a se stesso nell'onda nudo come una
preda dalla tristezza infinita.

(O, se si preferisce, c'era una tristezza sotto forma d'Uomo che
non trovava ragione nel cielo chiaro.)

La figura che era la sua, il dolore che vi era dipinto, gli
sembravano del tutto estranei. Un'apparenza cos miserabile
interessava, metteva a dura prova, interrogava invano la sua
sostanza spirituale meravigliosamente pura.

"O mio Male, diceva, cosa siete per me?"

Cercava di sorridersi: piangeva. Questa infedelt del suo volto
confondeva la sua intelligenza perfetta; e quell'aria cos particolare
che osservava, un'affezione cos accidentale dei suoi tratti, la loro
espressione talmente impari rispetto all'universalit della sua limpida
conoscenza, ne turbavano misteriosamente l'unit.

"Non ho motivo di piangere, diceva, e nemmeno posso averne."

Il Moto della sua Ragione nella sua luce di eterna attesa trovava
incomprensibile sospendere la propria operazione infallibile, poich
ci che provoca il dolore nelle nostre nature imperfette fa sorgere
soltanto una domanda nelle nature assolute; mentre, per noi,
ogni domanda  o sar dolore.
"Chi  dunque colui che si ama al punto di tormentarsi? diceva.
Io comprendo ogni cosa; eppure, vedo bene che soffro. Questo volto
 proprio il mio volto; questi pianti, i miei pianti... Eppure, non sono
io forse quel potre di trasparenza di cui questo volto e questi pianti,
e la loro causa, e ci che disperderebbe questa causa, non sono
che impercettibili granelli di durata?"

Ma questi pensieri avevano un bel prodursi e propagarsi in tutta
la pienezza della sfera del pensiero, le similitudini corrispondersi,
i contrasti esplodere e comporsi, e il miracolo della luce compiersi
incessantemente, e tutte le Idee scintillare al chiarore di ciascuna
di loro, come i gioelli della corona della conoscenza unitaria ch'esse
rappresentano, niente tuttavia che avesse a che fare con un male
ai suoi occhi senza difetto, niente che potesse spiegare quel volto
infelice a quelle lacrime ch'egli gli vedeva attraverso le lacrime.

"Ci che io sono di puro, diceva, Intelligenza che consuma
senza sforzo ogni cosa creata, senza che nessuna di rimando
possa lederla o alterarla, non pu punto riconoscersi in qusto volto
portatore di lacrime, in quegli occhi la cui luce  come intenerita
dall'umidit del pianto."

"E come pu accadere che soffra a tal punto questo bello
sconsolato che  mio, che mi appartiene, poich infine vedo tutto
ci che esiste, essendo io nozione di ogni cosa, e che si pu
soffrire solo per averne ignorata qualcuna?
"O mio stupore, diceva, Testa fascinosa e triste, esiste dunque
qualcosa oltre la luce?"

Ed egli si interrogava nell'universo della propria sostanza spirituale
meravigliosamente pura, in cui tutte le idee vivevano egualmente
distanti l'una dall'altra e da lui stesso, e in una tale perfezione
d'armonia e prontezza delle loro corrispondenze che si sarebbe
detto che avrebbe potuto svanire, e il sistema, scintillante come un
diadema, sussistere per s solo della loro necessit simultanea
nella sua sublime pienezza.

E per tutta un'eternit, egli non smise di conoscere e di non capire.

Maggio 1945.
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I da MLANGE.
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IL SONETTO D'IRENE del Signor di Saint Ambroyse, 1644.
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Di suoi diversi desiri come che si vanti,
Al mio cuore ammaliato il Suo dire  una finta;
Uno solo Lei ama, nell'Amore Lei ama
Una persona rara, e suprema e dotta.

Vanamente si diletta a fingerSi volubile
e di troppi occhi il divino crocicchio;
Tale belt non  per i galanti d'un giorno
Che porta un corpo s puro d'eterna viva!

Avete un bel parlarmi d'una truppa d'amanti,
Di desiri ornarvi come diamanti,
E di volermi in cuore piantare pi d'una freccia,

Io ne soffro, Irene d'oro, ma senza fede ne soffro,
Edotto che in ogni aurora, o tutta fresca Rosa,
In me solo vedi e non Ti compiaci che in me.
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A GRASSE 3.
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In mezzo alla campagna fosca ancora
Una casa si dora e un mandorlo in fiore, solo,
S'illumina svelando il sole ai miei occhi
Che non lo vedono direttamente;
E un grande Albero, fra gli alberi e le piante oscure,
S'infiamma, scuotendo nel vento freddo del mattino
Tutta una folla di gruppi
Tutto un disordine di particolari delicati,
Dalla massa luminosa di verde.
Gli ulivi a loro volta nascono alla loro figura fine
E velata d'argento;
La Rosa scipita dell'Albero di Giudea si mostra.
Il tetto rosso di tegole si mostra.
Le masse di pini crespe si mostrano.
Le forme di colline si mostrano.
Tutto si mostra, con forti ombre che si accentuano.
Lo schizzo si precisa. Ogni parte si suddivide.
Ogni frammento pu vivere nella sua forma.
La dimostrazione di ogni ipotesi si fa.
Distinguo ogni foglia.
Posso separare ogni oggetto.
Non si pu pi dubitare di...
I nomi si sono posati definitivamente sulle cose.
Ci che sar si districa e sprigiona.
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COLLOQUIO PER DUE FLAUTI.
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A Francis Poulenc, che ha fatto cantare questo colloquio.
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A.
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Di una Rosa morente
La noia inclina verso
Di noi; non sei diversa
Nel tuo dolce silenzio
Da quel morente fiore;
Per noi muore
Mi sembri simile a
Quella il cui orecchio
Stava sui miei ginocchi,
A quella il cui orecchio
Non mi ascoltava mai;
Mi sembri simile
All'altra che amavo:
Ma di quella antica,
Era mia la sua bocca.
...
B.
...
Cosa mi rassomigli
A un'appassita rosa?
L'amore  senza virus
Se non  fresco e spontaneo...
Il mio sguardo nel tuo
Solo il suo bene trova:
Io mi ci vedo tutta nuda!
I miei occhi cancelleranno
Le tue lacrime che saranno
Da un ricordo venute!...
Se il tuo desiderio nacque
Sul mio giaciglio muoia
E sulle mie labbra che
La bocca ti ruberanno.
...
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...
SINISTRO.
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Quale ora batte al guscio dello scafo
Gran colpo d'ombre ove la nostra sorte scricchia?
Che potenza impalpabile fa sbattere
Tra gli attrezzi ossi di morto?

Sulla nuda prua, il crollo delle trombe
Lava l'odore della vita e del vino:
Il mare solleva e riscava tombe,
Ancora acqua scava e colma il burrone.

Uomo schifoso, in cui il cuore va sotto,
Ubriacone strano sperduto sul mare
La cui nausea connessa alla nave
Strappa all'anima un desiderio d'inferno,

Uomo totale, io tremo e calcolo,
Cervello troppo chiaro, capace del momento
Dove, in un minuscolo fenomeno,
Il tempo si spezza come uno strumento...

Maledetto il porco che t'ha armata,
Arca putrida in cui la zavorra pullula!
Nei tuoi bassi bui ogni cosa creata
Batte il legno morto alla deriva verso Est...

L'abisso e io formiamo una macchina
che si destreggia con ricordi sparsi:
Vedo mia madre e le mie tazze cinesi,
La puttana grassa sulla fulva soglia dei bar;

Vedo Cristo amarrato sul pennone!...
Balla alla morte, sprofondando coi suoi;
Il suo occhio insanguinato m'illumina questo esergo:
UNA GRANDE NAVE  PERITA CORPO E BENI!
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COSETTE.
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SOTTO UN RITRATTO.
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Che se fossi posto innanzi a questa effigie
A me ignoto, ignara del mio aspetto,
A cos orrendi segni di angoscia e energia
Leggerei i miei tormenti e direi "io"!
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SOPRA UN VENTAGLIO.
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Ora capriccio e talora indolenza
L'ampio ventaglio fra anima e amico
Viene a dissipare ci che si dice a met
Al vento leggero che al silenzio lo d.
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A JUAN RAMON JIMENEZ
qu me envie tan preciosas rosas...

Ecco la porta racchiusa
Prigione delle rose di chi?...
La sorpresa col profumo mi
Fanno una stanza incantata...

Solo e non solo, tra i muri,
Nell'aria i denti pi puri
Fanno dolcezza e gloria muta...
Vi respiro un altro poeta.

Madrid,
Mercoled 21 maggio 1924.
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MAGIA.
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"Chiudete gli occhi, disse l'uomo. Bene. Immaginate Irma.
Interamente, distintamente. La vedete? Bene. Ora, apriteli!"
Irma era davanti a lui. Sipario.
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LA DISTRATTA.
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Degnati, Laura, come torna la stagione delle piogge,
Presenza odorosa, spalla che ti appoggi
Sulla mia tenerezza lenta ai tuoi passi attenta,
Laura, bellissimo sguardo che non guarda,
Degnati, testa con grandi occhioni nei cieli persa,
Fino a paesi sognatori mentre i tuoi piedi votati alle pozzanghere
Si bagnano ai chiari specchi nel fango molati,
Degnati, cara, di ascoltare le cose che dici.
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NEVE.
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Che silenzio, rotto da un semplice rumore di vanga!...

Mi sveglio, aspettato dalla fresca neve
Che mi sorprende avvolto nel mio caro caldo.
Gli occhi trovano un giorno di un crudo pallore
E la carne languida ha paura dell'innocenza.
Oh! quanti fiocchi, durante la mia dolce assenza,
Dovettero gli scuri cieli perdere tutta la notte!
Che puro deserto caduto dalle tenebre senza rumore
Venne a cancellare i rilievi della terra incantata
Sotto l'ampio candore sordamente aumentato
E a fonderla in un luogo senza volto e senza voce,
Ove lo sguardo perduto scopre qualche tetto
Che nasconde il suo tesoro di vita solita
Appena offrente il voto di un vago fumo.
...
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...
da MOTIVI O MOMENTI.
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O pianta, albero, razzante ripetizione,
Irradii la tua et con stagioni e germogli
Ripeti il motivo regolarmente a ogni angolo
Di ogni stadio della tua crescente statura; e ripeti
L'assenza in ogni grano, ti produci, getti
Intorno a te periodicamente sotto forma di sorti in tal numero
Elimini le similitudini.

Io sono la spuma che sale sullo scoglio e ne rimbalza e ridiscende, a
un miglio da qui.
La mia "anima"  laggi . Laggi  un fuoco
Dove si concentrano, si compongono, si riconoscono
Le potenze di figura e di movimento che le
Immagini di questa spuma vengono a eccitare "in me".
Io do la distanza, il rilievo, l'assalto, il ritmo, la durata...laggi , dove
sono, e non sono.
...
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...
AL SOLE.
...
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...
Al sole sul letto dopo l'acqua
Al sole e al riflesso enorme del sole sul mare,
Sotto la finestra
E ai riflessi e ai riflessi dei riflessi
Del sole e dei soli sul mare
Negli specchi,
Dopo il bagno, il caff, le idee,
Nudo al sole sul letto illuminato
Nudo, solo, folle,
Io!
...
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...
CINQUANT'ANNI FA.
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Questo uccello punge la notte morente di stridii deboli e acuti...
Mi ricorda qualcosa... Questa cosa si fa un certo azzurro di cielo con
due o tre stelle che stanno per sparire... Traduco in un ricordo del
mio tempo militare. Penso alla malinconia e alla Sibilla che erano
per me quegli stessi stridii e quegli astri nel cortile del quartiere.
Erano carichi di un significato indecifrabile e l'avvenire...
Quell'avvenire  diventato passato. Io so cosa c'era in quelle
impressioni.
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EPIGRAMMA.
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Meditazione, sei solo una parola.
Sensibile come la fiamma ai soffi,
Lo spirito  soffiato da ogni parte,
E deve esserlo,
Se no dal ferro romano,
Archimede che pensa non si guarder.
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...
da STORIE INFRANTE.
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POESIE.
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IN PRINCIPIO SARA' IL SOLE.
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Animale profondamente dimenticato: tiepida e tranquilla massa
misteriosamente isolata;
chiusa ARCA di vita, che trasporti verso un giorno che viene
la mia storia e le mie possibilit,
tu mi ignori, mi conservi; sei la mia permanenza unica
e inesplicabile. Il tuo tesoro  il mio segreto.
SILENZIO, mio Silenzio... ASSENZA, mia assenza, o mia forma
chiusa,
abbandono ogni pensiero per contemplarti con tutto il mio cuore.
Non c' pensiero pi strano, e pi pio.
Nessuna meraviglia pi vicina.
Sono dunque diventato un'ISOLA sconosciuta.
E tu sei un tempo staccatosi dal TEMPO enorme
in cui la tua durata indefinita sussiste e si eterna
come un anello di fumo.
Davanti a te il mio amore  inesauribile.
Mi chino su te che sei ME, e non vi sono scambi
tra noi.
Mi attendi senza conoscermi,
E non sono abbastanza per il tuo desiderio
Tu sei senza difesa. Chi ti uccide mi uccide.
Mi fai male col brusio del tuo soffio...
Mi sento prigioniero del tuo sospiro sospeso
Attraverso questa maschera abbandonata, tu esali il sussurro
di una vita sempre uguale, limitata a se stessa.
Ascolto il brulichio della mia esistenza, e ho davanti a me
la mia stupidit.
...
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...
POESIA.
...
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...
O NOI...
O TU, O IO,
lI Passato, l'Avvenire sono i nostri grandi nemici.
Amare  un veleno,
Pensare finisce sempre cos male:
L'impotenza e il terrore lo sterminano.
E occorre molta ignoranza per vivere.
...
Cos parlava. Allora tacque.
Colui di cui possedevo cos bene la presenza.
E lo specchio di eterna durata
Della mia estasi turbata
Ritorn a poco a poco perfetto.
Un'idea di soavit
O la profondit di una rosa
Balen d'un tratto nel mio pensiero.
E sentivo in me respirare
Il fresco calore di una vita
...
Chiudi gli occhi, mi dice il cuore,
Dimentica gli Angeli e le Bestie:
Senti fremere la tua presenza,
E la tua carne non essere pi la stessa?
Apri le braccia, mi dice il cuore,
E le tue mani nell'estensione
Presagiscano, tocchino e colgano,
Impugnino, palpino e accarezzino
Come una lira, come un'urna.
...
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da TEL QUEL.
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CANZONE.
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...

Non c' pena tanto grande
Che un niente non sospenda
Per un attimo.
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COME SULLA RIVA DEL MARE.
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Come sulla riva del mare
Sul fronte di separazione,
Sulla frontiera pendolare
Il Tempo d e riprende,
Colpisce, distende,
Vomita, inghiotte,
Abbandona e rimpiange,
Tocca, ricade, bacia e geme,
E rientra nella massa,
Torna alla madre...
Perpetuamente si ricrede!
Sul fronte battuto del mare
M'inabisso nell'intervallo tra due flutti.
Questo tempo controvoglia
Finito, infinito...
Cosa racchiude questo tempo?
Che si restringe, che si rigonfia?
Cosa misura, e rifiuta, e mi riprende questo tempo?
Imponente impotenza ad andare oltre, onda!
Lo stesso susseguirsi del tuo atto  riprendersi,
Ridiscendere per non rompere
L'integrit del corpo dell'acqua!
Rimanere mare e non perdere per nulla
La potenza del movimento!
Deve ridiscendere
Stridendo, controvogolia,
Ridursi e raccogliersi,
Rifondarsi nel numero immutabile,
Come l'idea ritorna al corpo,
Come ricade il pensiero
Dal punto a cui la sua causa segreta
Avendolo osato e innalzato,
Non sempre pu far s ch'esso non ritorni
Alla pura e semplice presenza,
A tutte le cose tranne se stesso,
Qualsiasi cosa non se stesso,
Se stesso mai per lungo tempo,
Mai il tempo
N di farla finita con ogni cosa,
N di ricominciare altri tempi...
Sar sempre per un'altra volta!
Per la prossima e per l'altra ancora,
Un'infinit di volte!
Un disordine di volte!

Ascolta indefinitamente, ascolta
Il canto dell'attesa e l'urto del tempo,
Il dondolio costante del conteggio,
L'identit, la quantit,
E la voce d'ombra vana e forte,
La voce massiccia del mare
Ridirsi: guadagno e perdo,
Perdo e guadagno...
Oh! gettare un tempo fuori dal tempo!

Pi che solo sulla riva del mare,
M'abbandono come un'onda

Alla trasmutazione monotona
Dell'acqua in acqua
E di me in me.
...
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...
SALMO SU UNA VOCE.
...
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...

A mezza voce,
Con voce dolce e fievole che dice grandi cose:
Importanti, stupefacenti profonde e giuste cose,
Con voce dolce e fievole.
La minaccia del tuono, la presenza di assoluti
In una voce di pettirosso,
Nel fraseggio sottile d'un flauto, nella delicatezza del suono puro.
Tutto il sole suggerito
Per mezzo d'un mezzo sorriso.
(O mezza voce),
E d'una sorta di mormorio
In un francese infinitamente puro.
Chi non avesse colto le parole, chi l'avesse udito a una certa
[distanza,
Avrebbe creduto dicesse cose senza importanza.
Ed erano tali per l'orecchio
Rassicurato
Ma quel contrasto e quella musica,
Quella voce che increspa l'aria appena,
Quella potenza sussurrata,
Quelle prospettive, quelle scoperte,
Quegli abissi e quelle manovre intuiti,

Quel sorriso che congeda l'universo!...

Penso anche per finire
Al brusio di seta discreto e solitario
D'un fuoco che si consuma creando tutta la camera,
E che si parla.
O che mi parla
Quasi per s.
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...
da CATTIVI PENSIERI E ALTRO.
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PICCOLO SALMO DEL MATTINO.
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...

Il mio spirito pensa al mio spirito.
La mia storia mi  estranea.
Il mio nome mi stupisce e il mio corpo  idea.
Quel che fui  con tutti gli altri.
Ed io non sono nemmeno quel che sar.
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SAGGEZZE.
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...
Una saggezza fugge Amore
Come la bestia fugge il fuoco;
Teme d'essere divorata.
Ha paura d'essere consumata.

Una Saggezza lo ricerca,
E come l'essere intelligente,
Lungi dal fuggirla, soffia sulla fiamma,
Ne fa la propria forza e fonde il ferro,

Cos Amore gli presta i suoi poteri.
...
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ELEVAZIONE DELLA LUNA.
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...
L'ombra veniva, i fiori s'aprivano, la mia Anima sognava,
E il vento addormentato taceva il suo ululo,
La Notte cadeva, dolce la Notte come una donna,
Sottile e violetta episcopalmente!

Le Stelle sembravano ceri funerari
Accesi come in una chiesa nelle sere;
E spandendo profumi, i gigli Turiferari
Dondolavano dolcemente i fratelli incensieri.

Una preghiera saliva in me come un'onda
E nell'immensit inazzurrante e profonda,
Gli astri raccolti abbassavano i casti occhi!...

Allora, apparve! ostia immensa e bionda
Poi scintill, staccandosi dal Mondo
Poich dita invisibili la innalzavano verso Cieli!
...
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...
LA MARCIA IMPERIALE.
...
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...
Sotto l'arco trionfale dove sventolavano le bandiere,
Trombe strepitavano nella gloria della sera,
E il morente sole, gigantesco ostensorio,
Ondeggiava sui ferri lucenti e le criniere.

Saliva uno stridio nel vapore degli incensieri,
Urlo dei vinti re sotto i colpi delle corregge,
E carri maciullavano i fiori nelle carreggiate,
E grandi cavalli bianchi s'impennavano sotto dei negri!

Le immagini di Dio passavano misteriose,
Nel raccoglimento e nello sfavillio
Delle armi, dei metalli, delle pietre preziose;

E poi l'imperatore d'oro, bello solennemente!...
Vedove singhiozzavano allora nel silenzio!
Ma lui risplendeva, appoggiato sulla lancia.
...
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PER LA NOTTE.
...
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...
Oh, quale carne dal profumo fine aromatizzato
Su cui l'olio biondo ha versato una molle fragranza,
 pi dolce della Notte dal soffio che canta,
E della sua brezza tra le rose filtrata?

Quale bacio femmineo pi lieve del suo?
E i suoi occhi, i suoi occhi d'oro immortali, quale
Donna pu eguagliare quei neri sguardi con fiamme
E quale Voce  pari a questo vento orchestrante?...

Oh addio a te! te che mi attendevi! L'ora  troppo fausta!
Mi abbandono all'amore immateriale che
Mi promette questa Sera quieta e la riva dell'acqua.

Poich, io amo questo greto e questa Notte dove
Si allunga la mia ombra! E questa luna dal bianco alone
E poi il mormorante e triste Mare che sogna!
...
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...
STUPRO.
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...
Bronzo del museo segreto.

Nel metallo sonoro e raro di Corinto,
Un artista antico ha fissato sapientemente
il pagano sogno oh conturbante e seducente
D'un colpevole e triste e troppo squisito amplesso.

Bella e calda! una Donna stuzzica un esile bimbo
Ignaro d'Amore, che respinge, il labbro
E le tettine verso lui frecciate, di febbre brucianti
E gli sguardi carichi d'un desiderio trionfante...

Millenario! lo stupro di bronzo si consuma!
Il piccolo inquieto, sotto il braciere carnale
Si torce e non vuole, orrore! divenire uomo...

Ma Lei lo tiene! che con un gesto eterno
Impone il fulgore delle sue carni odiose
E il sesso gli cerca con mani gioiose!
...
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...
IL GIOVANE PRETE.
...
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...
Sotto i calmi cipressi d'un giardino clericale
Va il nero giovane, dagli occhi lenti e magici.
Stanco di esegesi e di canti liturgici
Assapora l'azzurro riposo domenicale.

L'aria  piena di profumi e di campane sonanti!
Ma il seminarista evoca nel cuore
Dimentico del latino mormorato nel coro
Un sogno di battaglia e di armi frementi.

E si levano le mani fatte per l'ostensorio,
Cercando una grave spada! perch gli pare di vedere
Nel tramonto fluire il sangue indorato degli angeli!

Lass ! nuotando nel Cielo chiaro e verde,
Tra i Serafini coperti di fuochi strani, vuole
Al suono del corno, scagliarsi col ferro contro l'Inferno!
...
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...
FIORE MISTICO.
...
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...
Giglio mistico! Ella aveva il fervore degli Eletti!
E vergine! Adorava i piedi calmi delle Vergini;
Nello scintillio dei metalli e dei ceri,
La dolce voce tinniva come Angelus.

Un colore di luna le ondulava sotto il velo.
E nella carne, sembravano fuggire i riflessi di madreperla
Dell'alba, lucente sui vasi sacri,
Alle messe del mattino, verso l'ultima stella.

I suoi occhi brillavano pi chiari degli astri nascenti!
Indicibile profumo di cere e d'incenso,
Il suo abito sentiva di vecchia sagrestia!

E vedendola il rimpianto mi venne
Di non essere il Cristo di quel sogno divino,
Poich il mio pallido viso era come un'ostia!
...
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...
LA SOAVE AGONIA.
...
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...
Perch cos grandi Occhi, stasera?...
E, in queste fiamme di sole morte,
Tu che stai per morire, cosa vuoi vedere?

Baci puri verso la sera, perch?
Perch con la mano pallida porti
Lentamente, sorrisi segreti,

Come fiori vagamente donati
A vergini dagli sguardi sacri,
Che nell'aria passano coronate?...

Tu, che vedrai altrove il Mattino,
O cara agonizzante, ammira,
Fra le tenere brume di mirra,

Le Salutari Voci d'oro lontano.
...
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...
ARIONE.
...
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...
Inter delphinas Arion...

Il liuto fulge sul mostro eletto per un tale astro
Pi alto che il sorriso adorato degli uccelli
Che diverte la bellezza del pianto del disastro
Alla figura stellare dell'eroe.

La cui mano d'oro, nella fiamma della sera, schiude
Nel liuto dove scintilla un volo puro di carne
L'acqua vagabonda, azzurra pelle chiara e nuda, ebbra
AI gioco della mortale spuma del mare.

Farfalle nuove nascono verso fiori futuri,
Dolci nei ricci d'onda, o fini capigliature
Che una profonda bambina leva dal cristallo...

Ma il labbro del dio nel silenzio insulta
Ogni limpida spalla sparsa al flutto natale,
Venere!... e nessun bel grido in cielo si scolpisce!
...
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...
INTERMEZZO.
...
.
...
O SERATA appena frivola
D'un'esile luna sull'acqua
Che allucina senza che fugga
Il nero silenzio d'un uccello

La piuma d'ombra un po' lontana
Del cigno funebre che dorme
incantevole tomba sulla fontana
remotamente piena d'oro

Si specchia all'acqua santa e lucida
Che graffia un soffio incantato
Sfiorando un limpido ricordo
Nel suo esilio diamantato.

Il dolore di una dama notturna
Innamorata di lacrime, stasera
 forse la taciturna
Tenebra ove giace il cigno nero?

Ingenua! che non dissimula
Sotto l'ala triste un dolce lampo
Di piuma, erotico scrupolo
Come una sottana indovinata chiara.
...
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...
IL CIGNO.
...
.
...
Al ridere del sole poggiato su un ramo
E sotto il piumaggio un fiotto limpido increspandosi
Il cigno fila in pieno zaffiro carena bianca
E l'acqua specchio lo fa due volte abbagliante

Neve sull'onda! un soffio insensibile lo sospinge
Come un vascello fantasma tra l'azzurro volato
Poi va a incagliarsi sulla riva di musco
E dorme nella luce idealmente puro!

Vaso di castit simbolica e splendida
Che ha d'un mondo vile obliato il Destino
O Cigno immacolato tu fuggi nel mattino

Bacio della luce sulla tua ala candida
Verso la Riva celeste dove nell'Eternit
Si confondono l'Amore e la Verginit.
...
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...
IL MARE.
...
.
...
Dallo zenit il sole forando l'azzurro divampa
Allo specchio del mare orbicolare e blu
Le frecce d'oro, cadendo dall'alto del cielo in fiamma,
Sprofondano pesantemente nell'onda piana e calma.

E il maroso odoroso al largo si dilata
Sinuoso s'allunga e poi si alza un po' come
Un serpente sacro sotto l'occhio fisso di un Dio.
Cala il giorno. Il flutto si macera, di scarlatto.

Nell'oceano di smalti traslucidi fuso
L'astro, morente uccello che si tuffa,  disceso
E l'oro della sera si perde nell'Eterna tomba

Un'onda s'alza appena e poi ripiomba
intanto che si stende la bella dal nero velo
La notte misteriosa con occhi senza numero.
...
.
...
VERSO LA MEZZANOTTE FUTURA.
...
.
...
A mezzanotte sulla montagna calma!
Il mare come un soffio tra palme
Il mare come una vedova, a mezza voce
Piange la morta Luna e i boschi...

Le arpe leggere del silenzio verso
Mezzanotte si ascoltano languire.
Non ci sono pi ore n speranze
Son morti i fiori senza un sospiro.

Tu! unico vivo, Cuore solitario,
Sulla montagna, sulla terra
Dormi! e il mare ti chiama invano...

Forse senza risveglio riposi...
Sogni che non c' pi domani
Come pi non ci sono luna e rose!
...
.
...
PASTO.
...
.
...
Il saltimbanco e la sua donna
All'ombra dell'asino brucante
Vuotano sotto il cielo squillante
Una deplorevole gamella.

Mala natura poco crudele
Al folle e lieto passante
Mette un sole sfolgorante
Nella latta della scodella,

Fonde un rubino nel vino
Ispiratore del vecchio indovino,
Prestigiatore, mangiafuoco,

E, piena di bont, nella tristezza
Della sua anima versa
Una bicchierata di gaiezza.
...
.
...
LA NAVE.
...
.
...
Solcato dei mari cent'anni l'azzurro specchio,
L'impassibile specchio dalle onde musicali, -
Il Vascello vecchio corridore d'innumerevoli scali,
Ritorna a dormire nel Porto donde part, una Sera.

Profumo d'un caro morto che il suo cassetto serba,
L'odore dei volati flutti ossessiona le buie stive.
Lo zucchero, il tabacco, i marosi tropicali
Impregnano il pontone silenzioso e nero.

Ritornando dall'Amore lontano cos la mia Anima
Conserva l'odore dei sogni d'una volta,
E non pu obliare una certa Voce,

E non pu obliare un certo nome di donna...
Ma quale Nave ha sull'Oceano lasciato
La sua traccia e la Memoria attraverso il Passato?
...
.
...
MYRIAM.
...
.
...
Tra i sassi bianchi, Myriam, delle fontane
All'ombra malva del platano ove l'acqua s'addormenta
Sognavi, Siriana, pallida maschera d'oro,
E i tuoi occhi s'accendevano di luci lontane...

E lasciavi cadere la Notte tra fantasie,
Nazarena!... Lacrime tenere e lente ti
Venivano senza sapere perch, perle ardenti,
Gli sguardi annegavano nella fonte d'argento

Intanto si placavano le Cose.
Smeraldo
La lampiride ronzava infuocata nell'erba calda.
Dai pozzi morti la voce dei tetri rospi saliva

Sonora e cava al cielo di rondini.
E sognavi! sognavi! Il cuore batteva
Al rumore delle norie, Myriam, e delle ali!
...
.
...
PORTO DEL MEZZOGIORNO.
...
.
...
Il battello, sull'acqua, dondola,
E l'onda, con noncuranza, fa
Fino in cima agli alberi dipinti di bianco,
Correre il suo brivido tremante.

Mezzogiorno. Dai vascelli brucianti
E dall'onda in fuoco, tanfi
S'innalzano calda pestilenza -
Che regnano nel greve silenzio.

Perch, le stive, i legni muffi
Diffondono profumi strani.
Sull'acqua cuociono bucce d'arancia.

Azzurrate, dorate, cremisi
Stellate o portanti lune.
Bandiere dormono nelle coffe.
...
.
...
TESTAMENTO DI VENEZIANA.
...
.
...

La pompa serena della luna
Sigilla la felicit del riposo.
GOETHE, Il Secondo Faust

Il giorno che morir, correte alla mia gondola
Riempitela di garofani, di rose, di gelsomini
Coricatemi sui fiori, incrociate le mie pallide mani
Lasciatemi gli occhi aperti come quelli di un idolo...

Deponete sulla fronte pura come latte
Un diadema verde di foglie intrecciate,
Mettete un lungo bacio sulle labbra gelate,
E ricoprite il corpo con un crespo viola.

Quando avrete finito questo lavoro importuno,
Oh! Guardatemi bianchissima tra i fiori...
Guardate, guardate... poi senza sospiri, senza pianti,
Spingetemi in mare una sera di piena luna.

... La gondola se ne va... se ne va tra i flutti!
Cantate! laggi ! cantate. Vi ascolto ancora
Oh! dolci canzoni che lo spazio divora...
Accordi lenti!... I vostri canti sono singhiozzi.

Addio! io me ne vado fredda e morta sull'onda
L'acqua mi dondola e la luna argenta la mia belt
La gondola avanza e poi l'immensit
Mi circonda lentamente, inazzurrante e profonda.
...
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...
LA VOCE DELLE COSE.
...
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...
 cos che si fanno i versi!

Se volete ritorniamo in citt! Ma
Si sta cos bene su questo vecchio bastione...
Non parliamo!...  perfettamente inutile
E ci si comprende molto meglio che altrove!...

S. Ci si comprende senza vane parole.
E senza dissipare col rumore delle voci
L'incanto divino delle folli idee,
Presso il flutto battente, una rosa fra le dita...

La materia parla e l'uomo ascolta,
L'onda mormora e la brezza geme,
La campana rintocca e il vento, s,
O qualche spirito, nella notte si lamenta...

E l'Uomo, attento alle frasi inquietanti
Delle onde, dei legni, dei campanili lontani...
Lascia evadersi Cose inquietanti...
... E sono versi dai suoni argentini.
...
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...
RINASCITA SPIRITUALE.
...
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...
A Paul Verlaine.

Cristo! quando regnavi i Poeti
Spregiando la tua semplicit
Al Passato volgevano le teste
E preferivano l'Antichit.

Amavano i templi di neve
Sbocciati sulla riva dei Cieli
Che un boschetto di cipressi protegge
E la belt degli Dei,

Le dee d'oro corazzate
I Fauni con risa lontane
Le ninfe rosa allacciate
Nella luce dei mattini.

Cantavano il furore d'Ercole
Le lotte, i lampi dei ferri
Sotto gli smalti del crepuscolo
E Febo sorridente ai mari!...

Ma o Ges ! la tua croce vacilla
Sugli altari e nei cuori.
E l'alba ultima scintilla
Sui dogmi allora vincitori!

Il tuo vecchio edificio crolla
E la scienza ti ha cacciato
Dalle anime vane della folla
Come un errore del Passato!

Adesso veniamo
Re dei re, e t'adoriamo
Saremo noi i tuoi Preti
Se dai preti ignorato.

 la grande melanconia
Degli Dei un tempo venerati
Che si spregia e si oblia
Dai quali siamo attirati.

Come nelle cappelle incensate
Ai tempi della tua Divinit
Saliranno dolci pensieri
Alla buona Serenit.

Poco sulla strada del tuo
Cuore ma tutti provati
Tutti per ll Dubbio passati siamo
Figliuol prodighi ritrovati.

Il pianto abbiamo sopportato
Della carne nella nostra stagione
E senza timore abbiamo spezzato
L'orrendo scalpello della Ragione

E siamo pronti perch siamo
Ardenti d'amarti o Cristo
E gli Uomini ringraziamo
Gli ingrati, di averti proscritto.

I nostri spiriti per te un tempio innalzano
Di sogno e di bellezza formato
E lui solo lo contempla
Che nell'anima l'ha portato.

Ogni giorno noi verremo a
Ornarlo e attorniarti o Re!
Con le luci della Fede e
Gli incensi dei poemi.
...
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...
VERSO ORIENTE VA IL MARE.
...
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...
Verso Oriente va il mare....

Poi  nevoso,
Bianchi torsi vi si bagnano, corpi amari,
Corpi alati si posavano sul mare
Sulle spalle di un mare
Nevoso.

Il puro sole discendeva nel sale di spuma
Come se dei respirassero la mia carne
E del cielo ha bevuto il buon bagno che fuma
Senza lasciare cielo, il bagno del mare
Corpi alati si posano sul sole
Sulle forme del sole
Nel sale di spuma.
Verso Oriente va il mare limpido
In milioni, milioni di flutti e fiori vuoti
Nudi popoli mormorando andavano, mostrando
Sole e fuoco e le loro spalle chiare
Che portavano verso il giorno nascente
Il beccheggio di serafiche galere
Ali saline, voci fedeli, volo puro
L dove il mare manca, dove oscilla un solo azzurro.
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...
IL TEMPO, QUEL VILE AVVERSARIO.
...
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...
Il Tempo, quel vile avversario
Della mia carne, dei miei capelli, ha
Per voi di necessario
Solo il ritorno dei nostri voti.

Una volta, presso una fontana,
(Arthur, come sapete)
Questa Parca troppo lontana
Seppe i doni che avete.

O mia Parca, puro viso,
Avevo fatto gli inni cos
Che fossero di immortale uso
Per il labbro dei mortali!

Ma due anni appena sono
Su quegli incanti corsi
E gi le sue grazie appassite,
Il suo sorriso scomparso!

Essa prende di una mummia
L'orribile immortalit -
O cara amica, ma le vostre grazie
Sono di un'altra qualit.
...
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LA SERA TROPPO BELLA SULLE NOSTRE ANIME CHE CADE.
...
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...
La sera troppo bella sulle nostre anime che cade
Versa al nulla un potere senza ritorno.
Come un gran re nella porpora soccombe,
Muore un giorno. Un giorno  morto. Un giorno!
L'ora troppo bella  una bella tomba
Per questo giorno morto e il suo potere d'amore.
...
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...
LA RAGAZZA.
...
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...
Io sono la ragazza azzurra
E docile e rosea e dotta e
Cos graziosa con un intero miglio
Marino all'ombra del sopracciglio!

Qui il tuo pi fresco pensiero
Quando la mia iride veramente iride
A effimera fidanzata
Ti lascia un rimpianto d'oasi.

Mentre sogni di scrivere ci
Che ha visto il tuo occhio viaggiatore
Se mi vede arrossente ridere,
Pi non scorderai il mio rossore.

E nella brace e sotto la lampada,
Sulla foglia ove il dito posato
Cadde vanamente dalla tempia,
Riverr il mio riso rosato.

Alle fiamme si mescola la
Ragazza docile viva che sa
Ancora mal serbare una coppia
Di colombe nel corsetto.
...
.
...
APE SPIRITUALE.
...
.
...
O dio demone demiurgo o destino
Il mio appetito come un'ape viva
Scintilla e suona intorno al festino
Di cui la tua grazia ha voluto che viva.

Qui nell'oro la musa ha messo questo miele;
L nel vetro un fulgore scelto
Freddamente sigilla la luce del cielo
Algebra pura e ghiacciata ambrosia.

Il libero amore del bell'intelletto
O difficile e troppo leggera ape
Allo stesso filo s'incrocia e si smette,
Urta la coppa e manca il cesto.

Quel punto sonoro atomo purissimo
Carico di folgore e follemente futile
Forse che porter la vita unica sul
Pi bel sogno e pi inutile?

Il diavolo in corpo  il rinculo di Dio
La fiamma corre fuggendo la cenere pura
Ogni sole  solo un nulla radioso
Che fa impallidire la sua aurora futura.

Dove posarti pecchia dell'assoluto
Istante sempre da te staccato?
Tutto ci che tocca  certamente eletto
Indivisibile angoscia del poema.

Amo l'errore che fila una lunga strada
In una notte non avara di mondi
Vi brilla la veglia col suo domani
Al seno stesso delle tenebre feconde.
...
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...
BEATRICE.
...
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...
La minima piega di quest'amore
Infligge la pi grande pena;
Un istante offusca un giorno,
Un sospiro ti rende incerta,

Ti fa sembrare senza ritorno.
E mi sembri cos lontana
Quando nel fondo di questa fontana
Ove si riflette il mio amore

Credo di scorgere gi tristi segni,
Ombre di soli insigni,
E riprese dei tuoi occhi;

E la dolce amara parola
Per cui sfiorisce dei miei cieli
La corolla pura perfetta.
...
.
...
IL FILOSOFO.
...
.
...
Come lei m'ebbe predetto
Senza parlare, ma con l'occhio
Immenso, magnificamente la demenza
Del mio desiderio approfondito

La mia estasi si perse
In un sorriso che comincia
Cos sui mari l'oro  semenza
Di soli caduti di mezzod.

Lo splendore in fanciullaggine
Volge per mille diti dorati
Come il dio fa al fogliame;

Troppa felicit che avrete
Gettato dal sommo dell'anima
Rompe in scintilla la fiamma.
...
.
...
A OGNI DITO.
...
.
...
A ogni dito spunta la goccia
E tu bagni le mani per
Meglio fingere su chi t'ascolta
L'onda di un primo amore

Nato limpida fiamma o bolla
D'azzurro che si crede estraneo a
Tutti i saperi e senza alcuna
Spalla per bere o mangiare

Senza chinarsi il tuo volto
O l'altro che si direbbe tale
Verso le sorelle del paesaggio
Che il baccano immortale

Paura della capra camusa
Inonda di cornamusa.
...
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...
SVANIRTI.
...
.
...
Svanirti ala o velatura
Per la bruma bevuta al nadir
E pi s'affumica la bruciatura
Che  il mare per raffreddarvi

Una vertigine ignea di cui palpita
Il pieno odore d'onda e di puro
Vento di spira ove si precipita
Il tuo volo di capelli al sale aspro.

Pensa al pi delizioso abisso;
Crisi della sera stessa tu
Fosti abbondantemente quella che soffre
Alle grigie rose dell'Infuso

Sorriso come al vago si slitta
Ove muore il labbro umida elica.
...
.
...
ODICINA NOTTURNA.
...
.
...
Ascolta la notte...
Tutto meraviglia:
Il silenzio sveglia
Un'ombra di rumore...

Un'ombra di voce
Che sia la mia
La cui anima ti giunga
Per lontano che sia?

Oh! non dubitare:
Sono io, proprio io,
Che ti ama cos
Vicino da lontano,

Si parla di te,
Sulla bocca il lenzuolo,
Rannicchiato in letto
E con s solo.

Solo c'
Una tenera pena
E il male d'attendere
Non si sa che bene.

Sottovoce imploro
Nella notte scura
La chiara figura
Che non vedi;

Imploro cos forte,
Tutto  cos tranquillo,
che per la citt
Dove tutto fa il morto

Un'ombra di voce
Che sar la mia
Nell'anima ti giunga
Per lontano che sia.
...
.
...
FRAMMENTO.
...
.
...
I morti non hanno di quei ritorni strani
Ritornano forse in esili spiriti;
Ma il tuo, ma il mio, mai non sono ripresi
Se non da un acuto ritorno della loro sete di vendemmie.

Quella che sa il gusto delle cose che mangi
Mi ha tolto di mano le loro delizie inestimabili;
Io ho visto svanire come mi aveva sorpreso
Tutto l'amore che la cede al vano orgoglio degli angeli.

Il cuore non  pi puro per invecchiare pi amaro;
Tutti e due ognuno con lo sguardo sul mare
Vedono un uguale rammarico nella diversa spuma.
...
.
...
AMBROISE, AL GIARDINO BOTANICO.
...
.
...
Ambroise, al Giardino Botanico
Con te ha chiacchierato...
Quale trituratore meccanico
Ohim! ora polverizzato!

Su questa tomba inoffensiva
(Non c'era nessuno dentro)
Ridemmo! La rosea gengiva
Corruscava ancora di denti!

Ma i Terrestri Nutrimenti
il limone, le cose all'aglio
Le purghe e le marmellate
Hanno avuto ragione del bello smalto.

Finiamo con la cosa triste:
Devo domani mercoled
Aprire largamente al dentista
La bocca che l'aveva predetto.

Il Tempo  fatto di un sacco di cose,
 un oceano che si  bevuto!
Di mille merde e di rose
Sale nell'anima il rifiuto!
...
.
...
A GENOVA.
...
.
...
Odorificanti
Piste ove si sentono
Tante erbe e cento
Droghe differenti,

Ove, narice errante,
Fendi gli incensi
Che cede ai passanti
L'ombra incoerente...

Conosci il posto?
Non ho bisogno
Di pupilla glauca!

N rumore n colore
Valgono la rauca
Frittura sul fuoco.
...
.
...
FINE.
